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La Cura del Vero

Una sola strada? Trump alle Nazioni Unite

Quando un fenomeno suscita in noi un’emozione molto intensa, stentiamo a elaborarne un’analisi razionale: è normale. Dobbiamo lasciar passare un po’ di tempo per… raffreddarci. È il caso del discorso tenuto dal presidente USA Trump di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, lo scorso 23 Settembre.

Si tratta del contesto pubblico più “alto” del pianeta: in quell’enorme sala siedono i rappresentanti di quasi tutti i popoli della terra. È l’intera umanità che, seppur per delega, vi si raccoglie con l’intento di offrirsi un ascolto reciproco. Non serve, ora, ripercorrere il lungo processo che portò alla nascita dell’ONU, nel 1945; ma dobbiamo sempre tener presente che si tratta di un luogo davvero sacro, dedicato all’individuazione di strategie collettive di convivenza e – talvolta – persino di sopravvivenza.

In tale prestigiosa sede il rappresentante dell’economia più sviluppata del pianeta e del popolo che più di tutti gli altri consuma le risorse collettive; il presidente dell’unico paese che mai abbia sganciato ordigni nucleari sul nemico e, non a caso, il vertice dello stato che spende più di tutti gli altri in apparati militari… Donald Trump, insomma, si è esibito in un’epifania di muscoli e arroganza che ha lasciato il mondo intero sospeso tra ironia e paura.

L’incredulità e l’irritazione, che in molti hanno provato ascoltando le sue parole, non devono però indurci a giudicarlo soltanto per ciò che sembra: il delirio senile di un Ego spropositato, radicato in una personalità prepotente e del tutto incurante dell’altrui esistenza. Perché, sì, è stato anche questo; ma quel discorso racchiude in sé molto altro, sia sul piano della suggestione lessicale che su quello simbolico, quindi merita una particolare cura  esegetica. Le parole sono troppo importanti perché si sorvoli con noncuranza sul loro peso.

«Blessed-Strongest»
“America is blessed with the strongest economy, the strongest borders, the strongest military, the strongest friendships, and the strongest spirit of any nation on the face of the earth” (L’America è benedetta dall’economia più forte, dai confini più saldi, dall’esercito più forte, dalle amicizie più solide e dallo spirito più forte di qualsiasi altra nazione sulla faccia della terra).

È vero, la forza è un linguaggio molto efficace: Trump guida l’apparato militare più minaccioso e tecnologicamente evoluto del pianeta, con basi militari piazzate ovunque. Servono numeri? Eccoli, limitati ai contingenti più numerosi. Giappone: 14 basi (53mila uomini); Corea del Sud: 8 (24mila); Italia: 7 (12mila); Germania: 6 (35mila); Regno Unito: 5 (10mila). Un impero militare che ha dispiegato in tutto il mondo quasi 180mila soldati e poco meno di 70mila addetti civili del Dipartimento della Difesa. È così che si stringono le “strongest friendships” di cui Trump si è vantato? Sembrerebbe di sì.

Ma poi c’è quel “blessed”, che va interpretato correttamente. Ha un’accezione chiaramente positiva, ma anche ambigua: gli USA sono fortunati a poter disporre di tante risorse perché sono “benedetti” dal cielo. Sono i più forti, pare di capire, perché “Dio lo vuole”. Un pensiero fondamentalista e integralista, per nulla velato. Chi non beve con noi, peste lo colga! Gli altri, ça va sans dire, go to hell! E che cos’è quest’inferno, tanto invocato? È il frutto di un’altra parola-chiave del discorso presidenziale.

«Invasion»
“On our southern border, we have successfully repelled a colossal invasion” (Al nostro confine meridionale, abbiamo respinto con successo un’invasione colossale). Non nascondiamoci dietro un dito: è il pensiero di tanti; i poveri (i neri, i latinos, i musulmani), che invadono le terre dei ricchi bianchi vanno respinti a ogni costo. Non devono venire a “trample our borders, violate our sovereignty, cause unmitigated crime, and deplete our social safety net” (calpestare i nostri confini, violare la nostra sovranità, causare criminalità senza limiti e impoverire la nostra rete di sicurezza sociale).

Ora, è vero che durante l’amministrazione Biden (2021-2024), a fronte di quasi tre milioni di espulsioni totali, si sono registrati negli USA più di due milioni di ingressi l’anno – tra legali e illegali. Il New York Times lo spiegò molto chiaramente in un articolo del dicembre 2024 (https://www.nytimes.com/2024/12/11/briefing/us-immigration-surge.html). Ma non è affatto vero che i migranti abbiano reso più insicure le strade d’America. Tutt’altro: “Debunking the myth of immigrants and crime” (https://www.americanimmigrationcouncil.org/wp-content/uploads/2025/01/debunking_the_myth_of_immigrants_and_crime.pdf) è il titolo di un dossier curato nell’Ottobre 2024 dall’American Immigration Council, un’organizzazione indipendente. Vi si dimostra, dati ufficiali alla mano, che i crimini commessi dai migranti sono diminuiti, non aumentati. Passiamo oltre:  l’inferno di Trump è anche quello “green”.

«Green energy scam»
L’Europa si sta condannando all’irrilevanza economica per via delle svolta ecologica decisa dai suoi vertici. “Scam”: così l’ha definita il presidente USA, letteralmente: una truffa. Secondo lui la sfida del riscaldamento climatico – sulla cui gravità concorda il 99,9% delle ricerche di tutto il mondo scientifico – è un “con job”, un imbroglio. Per questo l’uomo che siede alla Casa Bianca ha annunciato al mondo di aver scatenato una “massive energy production and signed historic executive orders to hunt for oil” (una massiccia produzione di energia e firmato ordini esecutivi storici per la ricerca di petrolio). Che cosa dovrebbero pensarne i milioni di esseri umani costretti a scappare proprio da situazioni climatiche e ambientali non più compatibili con la vita umana? Che a Trump – impegnato nella caccia al petrolio – di loro non importa niente: secondo lui sono tutte bufale.

Si potrebbe continuare: Trump ha parlato per quasi un’ora, con tanto stupefacente sicumera quanto assertiva e capziosa superficialità. Lui – lo ha detto – ha ragione su tutto. C’era pure scritto, lo ha ricordato all’ONU, su uno di quei cappellini rossi che ne hanno contraddistinto la campagna elettorale del 2024: “Trump Was Right About Everything!”.

La maschera del potere
Chiunque abbia la pretesa di avere sempre ragione corre il serio rischio di essere preso a male parole, a meno che non abbia un fucile in mano. In questo caso, parliamo di Donald Trump, la pretestuosità degli argomenti è potentemente bilanciata dalla pericolosità delle minacce che brandisce di fronte a tutti. Sembra una situazione senza uscita, visto che le poche critiche mosse al presidente sono state soffocate dagli applausi dei suoi numerosissimi cortigiani.

A questo proposito vale la pena ricordare quanto avvenne al tramonto del IV Secolo d.C., quando il Cristianesimo era ormai diventato la religione ufficiale dell’impero romano ma l’antica religione politeistica non era ancora scomparsa. Anzi: tra i suoi seguaci e sostenitori si potevano trovare vari esponenti dell’aristocrazia, molti dei quali sedevano in Senato, a Roma.

Uno di quei senatori romani era il praefectus urbi Simmaco, oratore facondo e uomo molto saggio. Un giorno si lamentò di una prepotenza subita da parte del vescovo di Milano, Ambrogio, che aveva ordinato lo spostamento dell’antico e glorioso (ma pagano) altare della vittoria dall’aula della Curia perché, secondo lui, disturbava la sensibilità dei cristiani. Pur sapendo di combattere una battaglia già persa di fronte allo strapotere della nuova religione di stato, Simmaco oppose un’argomentazione tanto modesta quanto raffinata: “Eadem spectamus astra, commune coelum est, idem nos mundus involvit. Quid interest qua quisque prudentia verum requirat? Uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum” (Guardiamo tutti le medesime stelle, il cielo ci è comune, lo stesso mondo ci avvolge. A chi interessa se ciascuno cerca la verità a modo suo? Non c’è una sola strada per raggiungere un mistero tanto grande).

Ecco: non c’è mai una sola strada, né una sola verità. Tutti noi, popoli diversi che ci riuniamo sotto la bandiera azzurra delle Nazioni Unite, questo lo sappiamo bene. E, anche se abbiamo paura del suo fucile, non temiamo l’uomo che lo imbraccia.

***

LINK: la trscrizione integrale del discorso di Donald Trump
https://www.rev.com/transcripts/trump-speaks-at-un

  • Stefano Lamorgese

    Stefano Lamorgese (Roma, 1966) è un giornalista di formazione umanistica. Alla Rai dal 1990, ha lavorato per TG3, Rai International, Rai2 e Rainews24. Dal 2017 fa parte della redazione di Report/Rai3. Ha insegnato linguaggi multimediali e cultura digitale presso le università di Urbino, Ferrara e Perugia. È Vicepresidente dell'Associazione Amici di Roberto Morrione, che promuove dal 2011 il Premio giornalistico omonimo, dedicato agli Under30. Storico per passione, ha pubblicato con NewtonCompton "I signori di Roma" (2015).

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