A cura di Carla Tonin e Luca Di Lorenzo

“Sguardi sul Medio Oriente” è il titolo di un ciclo di proiezioni ospitato nei mesi estivi nel programma della rassegna di cinema all’aperto organizzata dal Centro Universitario Cinematografico CinemaUno al Bastione Moro II a Padova, giunta alla sua trentesima edizione nel 2025 e da sempre particolarmente attenta a temi politici e sociali nell’offerta dei film.
Le nove serate in calendario hanno proposto, nell’arco della programmazione bimestrale, incontri e proiezioni legati alla complessa situazione dell’area mediorientale cui assistiamo in questi anni: dall’Iran (“Leggere Lolita a Teheran”, “Il mio giardino persiano”, “Il seme del fico sacro”) all’Iraq (“Il nibbio”, sul rapimento della giornalista Giuliana Sgrena, presente alla serata) al Libano (con il bellissimo film brasiliano “Ritratto di un certo oriente”, presentato in prima visione cittadina).
Ma particolare attenzione hanno ricevuto i quattro titoli sul conflitto arabo/israeliano, così drammaticamente in primo piano in questi giorni.
Su tutti uno dei film più applauditi della stagione, “No Other Land”, arrivato dalla Cisgiordania fino alla cerimonia degli Oscar aggiudicandosi l’ambita statuetta come miglior documentario. Realizzato come atto di resistenza da un collettivo di registi palestinesi e israeliani, “No Other Land” ci porta coraggiosamente nei territori occupati documentando la cancellazione di Masafer Yatta (una regione di 12 villaggi nel governatorato di Hebron), la più grande opera di trasferimento forzato messo in atto nella Cisgiordania occupata.
Il film, forte anche della visibilità mediatica avuta grazie ai premi internazionali, ha riempito le sale di mezzo mondo, ma presto ha fatto parlare di sé anche per i gravi episodi di ritorsione e di violenza messi in atto dagli occupanti: a partire dal caso di uno dei registi, Hamdan Ballal, aggredito dai coloni a Susiya pochi giorni dopo la Notte degli Oscar e arrestato dalle autorità israeliane (poi rilasciato), fino all’omicidio lo scorso luglio di Awdah Hathaleen, attivista e giornalista palestinese che ha collaborato al film, ucciso da un colono a Hebron.
È inoltre in corso in questi giorni la polemica sulla cancellazione del film dal palinsesto Rai, la cui messa in onda era inizialmente prevista per la data-simbolo del 7 ottobre…
“From Ground Zero” è un altro lavoro collettivo, ideato dal cineasta palestinese Rashid Masharawi: 22 cortometraggi raccontano la vita nella gigantesca tendopoli dove vivono gli sfollati dalle rovine di Gaza: oltre un milione di persone! I cortometraggi sono realizzati dai giovani di Gaza, alcuni di loro allievi del Masharawi Fund for Films and Filmmakers, impegnato nel formare nuove generazioni di registi palestinesi.
Un film di taglio storico ci porta invece a Tel Aviv negli anni Trenta: “Shoshana” si muove tra thriller politico e film sentimentale per portare sullo schermo la storia (vera) della figlia di un fondatore del movimento operaio sionista e della sua relazione con un esponente delle forze di polizia britannico-palestinesi. Dirige il regista inglese Michael Winterbottom, noto soprattutto per il film “Benvenuti a Sarajevo”, ambientato durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina negli anni Novanta.
Infine, in chiusura di rassegna, è stato presentato il potente “Innocence” del regista israeliano Guy Davidi, uno straziante atto d’accusa contro la cultura militarista di Israele. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2022 e distribuito in Italia due anni più tardi, il documentario (patrocinato da Amnesty International) dà voce a molti giovani israeliani che rifiutano il culto delle armi e della guerra promosso nel loro paese.
Ma, al contrario di molti governi ed istituzioni, il cinema fortunatamente non abdica alla propria funzione di documentazione, di denuncia e di solidarietà. La nuova stagione cinematografica da poco iniziata sta infatti portando sugli schermi italiani altre opere che puntano l’obiettivo sulla questione palestinese: “Viaggio a Gaza” di Piero Usberti, “Tutto quello che resta di te” di Cherien Dabis e “La voce di Hind Rajab”, Gran Premio della Giuria all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.
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Laureata in Scienze Politiche e in Giurisprudenza, ha conseguito il Dottorato di ricerca “ Istituzioni e Politiche Comparate” presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Aldo Moro” di Bari. Ha collaborato con il Centro di Ateneo per la Disabilità e l’Inclusione dell’Università degli Studi di Padova con la Delegata del Rettore per l’Inclusione nella costruzione di una rete con il territorio e il mondo dell’associazionismo sui temi dell’inclusione, della sostenibilità e della giustizia sociale. Collabora con il Laboratorio Larios in attività a vantaggio dell’inclusione, della sostenibilità e della giustizia sociale, con particolare riguardo all’organizzazione e ad attività di tutoraggio del Master “ Inclusione e Innovazione Sociale”, dei corsi di Perfezionamento “Orientamento e career counselling per l’inclusione, la sostenibilità e la giustizia sociale” e dei corsi Alta Formazione “La Passione per la verità”, “Aver cura del Vero”, “Alfabetizzazione digitale a scuola”, “Orientamento a scuola: progettare futuri equi, inclusivi e sostenibili”. Cultrice della materia in Diritto Costituzionale Comparato, ha collaborato alle ricerche e all’attività didattica presso l’Università degli Studi di Cagliari. Autrice di pubblicazioni sui temi dei diritti fondamentali.