L’altroieri, a Londra, durante una conferenza stampa organizzata a margine del 47.mo Energy Intelligence Forum, Patrick Pouyanné – CEO (e presidente) di TotalEnergies – ha dichiarato, testualmente, di preferire «un mondo in subbuglio a un mondo pacifico» perché, a suo avviso, il caos crea maggiori opportunità.
Il 25 Settembre scorso il Consiglio di Amminstrazione del colosso energetico francese del quale governa le sorti fin dal 2014 l’aveva riconfermato nel suo ruolo apicale. Con un voto a larghissima maggioranza il board aveva persino aumentato a settant’anni l’età massima per ricoprire tale incarico, spostando il precedente termine al 2033: un cortesia cucita appositamente per Pouyanné, nato nel 1963.
La fiducia accordata da un Cda a un manager dimostratosi molto capace si spiega facilmente con qualche numero. Dal 2014 al 2025, TotalEnergies ha distribuito agli azionisti dividendi per 82,7 miliardi di euro, dimostrandosi capace di attraversare gloriosamente la fase finale della crisi finanziaria globale (2014-15), gli effetti del conflitto in Ucraina (dal 2022), e anche la crisi energetica innescata dall’attacco di USA e Israele all’Iran nel 2025-26, con il blocco dello Stretto di Hormuz.
La giustapposizione tra questi dati economici e la frase pronunciata da Monsieur Pouyanné non appare dunque pretestuosa. Saldamente alla guida di uno dei maggiori e più redditizi gruppi energetici del pianeta, il manager normanno si è sentito autorizzato a sottolineare, con sfacciata sincerità, la stretta connessione tra l’allargamento dei conflitti e il processo di accumulazione della ricchezza che i meccanismi finanziari rendono non solo possibile, ma anche molto efficiente e fruttuoso.
Non è dunque casuale – per rimanere in ambito francese – che il Presidente Macron, nel suo raffinato completo grigio-azzurro, abbia assisito con solenne soddisfazione al lancio del missile balistico M51.3, effettuato ieri dal sottomarino nucleare Le Vigilant al largo delle coste bretoni. Al contrario: sembra quasi una risposta all’entusiasmo macabro del capo di Total.
Perché preferire i cannoni al burro, dunque?
Ce lo spiegano Macron e Pouyanné.
Merci du fond du cœur, chers amis.
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Stefano Lamorgese (Roma, 1966) è un giornalista di formazione umanistica. Alla Rai dal 1990, ha lavorato per TG3, Rai International, Rai2 e Rainews24. Dal 2017 fa parte della redazione di Report/Rai3. Ha insegnato linguaggi multimediali e cultura digitale presso le università di Urbino, Ferrara e Perugia. È Vicepresidente dell'Associazione Amici di Roberto Morrione, che promuove dal 2011 il Premio giornalistico omonimo, dedicato agli Under30. Storico per passione, ha pubblicato con NewtonCompton "I signori di Roma" (2015).