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La Cura del Vero

Un’estate infernale. La più calda di sempre. Ma per politica e media non è una emergenza

A Gravelines, sulla costa nord della Francia vicino Dunkerque, c’è la più grande centrale nucleare dell’Europa occidentale, sei reattori da 900 megawatt ciascuno. Nella notte tra il 10 e l’11 agosto, il gigantesco impianto è quasi collassato per un’invasione di meduse che ha ostruito le pompe di raffreddamento che pescano acqua dal Mare del Nord. Tre reattori sono stati spenti, un quarto ridotto al 50%, proprio mentre in tutto il paese la domanda di elettricità schizzava verso l’alto per le temperature record. Sembra una scena da film horror ma è invece un evento connesso al cambiamento climatico. Le meduse proliferano oggi in acque più calde, in ecosistemi ormai alterati.

Sempre a causa della siccità, la Francia è stata poi costretta a fermare altri reattori nucleari, quelli collocati lungo grandi corsi d’acqua come il Rodano e la Garonna che non garantivano più il raffreddamento. Casi isolati? No, spostando il nostro sguardo molto più a est, scopriamo che la stessa cosa è accaduta in Ungheria, Romania e Bulgaria. Anche il Danubio, arteria fluviale d’Europa, aveva perso due terzi della sua portata: reattori spenti o usati con potenze ridotte.


Gli effetti della siccità li abbiamo visti ovviamente anche da noi. Il Po in secca non è riuscito più a “rinfrescare” centrali termoelettriche e alimentare quelle idroelettriche. A tale proposito in altri paesi è andata pure peggio. In Austria e Svizzera la produzione idroelettrica è crollata del 50%, in Germania quasi del 40. I grandi fiumi hanno toccato minimi mai raggiunti negli ultimi decenni compromettendo navigazione, agricoltura, ecosistemi.


Temperature torride persistenti moltiplicano poi gli incendi. L’estate 2026 risulta la peggiore da quindici anni per superficie bruciata. Spagna, Francia, Portogallo, Grecia e Croazia i fronti più drammatici ma pure in Italia non sono mancati i roghi: praticamente in tutto il paese dal Friuli e Trentino, fino a Puglia e Sicilia. In Francia, nella zona di Bordeaux, si è visto pure un altro evento eccezionale: un pirocumulonembo, letteralmente “tempesta di fuoco”, venti fortissimi e scariche di fulmini senza pioggia, cose da inferno dantesco. Complessivamente in Europa una ventina le vittime. Il dramma più sanguinoso si è consumato in Spagna, nella provincia andalusa di Almeria, col fuoco che ha ucciso tredici persone, in maggioranza turisti rimasti bloccati dalle fiamme.


Molto più difficile da calcolare è il numero di decessi collegati al caldo. Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia le morti sono aumentate dell’8% fra chi ha più di 85 anni. Da parte sua il New York Times ha letto i dati della Rete europea di monitoraggio sulla mortalità. Sono emerse 16 mila vittime in una sola settimana a fine di giugno. Chiaro che si tratta di stime incomplete, una cosa però è certa, a rischio sono soprattutto poveri e fragili, chi non ha mezzi per difendersi.


Che l’Europa sia il continente che soffre di più il cambiamento climatico (le temperature sono aumentate di oltre due gradi rispetto all’era preindustriale) lo documentano un po’ tutti: dalla Nasa alle compagnie assicurative preoccupate per i danni economici. Il problema è che le istituzioni paiono paralizzate e nel dibattito politico il tema non decolla. Lo ha segnalato a fine agosto pure l’autorevole quotidiano francese Le Monde scrivendo che in Italia, malgrado tutte le evidenze, la negazione dell’urgenza climatica resta dominante. Ma l’opinione pubblica? Qui il discorso è diverso. Un recente sondaggio Ipsos ci dice che il 70% degli italiani teme ondate di calore, siccità e tempeste o eventi estremi. Qualcuno saprà dare risposte a quanto preoccupa la cittadinanza?

DA MESSAGGERO DI SANT’ANTONIO OTTOBRE 2026

  • Roberto Reale

    Giornalista e scrittore. Caporedattore alla Rai del Veneto, successivamente vicedirettore della Testata Giornalistica Regionale, del Tg3 e di Rainews 24.
    Qui ha curato “Scenari l’Inchiesta Web”, settimanale di approfondimento sull’attualità che, per la prima volta in Italia, ha proposto in televisione un lavoro di indagine giornalistica a livello europeo/globale realizzato integralmente sui big data e gli archivi Web.
    Studia l’evoluzione tecnologica e i comportamenti dei media e gli effetti concreti che nuovi strumenti digitali hanno sulla società con particolare attenzione ai temi legati a cittadinanza e democrazia. Docente di Comunicazione e componente del Coordinamento Laboratorio La Cura del Vero
    Fra le sue Pubblicazioni:
    ° Non sparate ai giornalisti. Iraq: la guerra che ha cambiato il modo di raccontare la guerra,
    Roma, Nutrimenti, 2003.
    ° Ultime Notizie. Indagine sulla crisi dell’informazione in Occidente. I rischi per la
    democrazia , Roma, Nutrimenti, 2005.
    ° Doppi Giochi. Pechino 2008. Le altre Olimpiadi contro la censura, per i diritti umani,
    Trento Edizioni Stella 2008
    ° L’ecosistema informazione, senza cura per la verità la democrazia muore in AAVV La Passione per la Verità Franco Angeli 2020
    ° Aver cura del Vero Come informare e far crescere una società inclusiva
    Nuova Dimensione 2022

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