La Cura del Vero

L’ultimo volo LAI 416. Una tragedia senza verità

Il 22 dicembre del 1956 sul Monte Giner in Val di Sole, in provincia di Trento, un Dakota DC 3 delle Linee Aeree Italiane precipitò con a bordo 4 membri dell’equipaggio (il pilota comandante Giorgio Gasperoni, il secondo pilota Lamberto Tamburinelli, il marconista Romano D’Amico, l’hostess Maria Luisa Onorati) e 17 passeggeri. Tutti persero la vita nello schianto a 2600 metri di altitudine, erano in volo a 300 metri sotto la quota d’altitudine prevista. Tra loro c’era il manager della Coca Cola, Harris Gray e sua moglie, provenienti dagli Stati Uniti.

La LAI era stata fondata nel 1946, dopo la revoca del veto alleato alla ricostituzione dell’aviazione civile italiana, dalla compagnia aerea Transcontinental & Western Air, FIAT, Piaggio e Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali. Gli aerei provenivano dalla flotta militare in disarmo e collegavano le principali città italiane. Decollato dall’aeroporto di Roma Ciampino e diretto a Milano Malpensa, l’aereo deviò la rotta di 150 chilometri, precipitando – ironia della sorte – in una zona chiamata “Pale Perse” – il cui significato è “un vasto campo di frana sperduto in lontananza”. Il nome Ginér, invece, è la dizione rendenese (Val Rendena) di gennaio con riferimento al luogo gelido qual è in realtà il monte, aperto alle correnti contrastanti di Valpiana e di Val Nambrón, asse del solco principale che attraversa il gruppo della Presanella. Una zona impervia dove nel 1956 si è consumata una tragedia rimasta nell’oblio per molti anni, ma che ha lasciato una traccia indelebile in chi, all’epoca, aveva partecipato alle operazioni di soccorso. Nel Comune di Ossana (Trento) durante il Natale l’Associazione Borgo Antico espone centinaia di presepi, tra i quali uno è dedicato a questa tragedia, realizzato tra gli altri da Luciano Dell’Eva, ex sindaco del paese.  Per spiegare cosa era accaduto gli autori del presepio hanno registrato la voce di un narratore che racconta come in quel momento “sull’Italia spirava un vento gelido e il maltempo ostacolava l’attività di tutti gli aeroporti. Dopo un avvio relativamente tranquillo, il volo denuncia pesanti formazioni di ghiaccio. È l’inizio della tragedia. Un nastro magnetico della torre di controllo registra una voce tronca e incomprensibile: “Milano, Milano!!… Volo LAI 416 da Milano Controllo, rispondete…” L’aereo, carico di vite umane, dopo aver toccato le guglie di Caldura, precipita e subito il vento si alza padrone incontrastato della conca mortale. La montagna si è trovata nel suo cuore conficcato un uccello d’acciaio e per un attimo ne ha percepito la vita, ma ha dovuto purtroppo riconoscere i segnali di morte”.

Fu una delle catastrofi più gravi dell’aviazione civile italiana accaduta dopo la Seconda guerra mondiale. “La tragedia del Monte Ginér” suscitò un profondo senso di sgomento per il sopraggiungere del Natale tanto da attirare l’interesse di tutta la stampa nazionale che inviò decine di giornalisti ad Ossana, il paese in cui si concentrarono i soccorsi. Sul Corriere della Sera Dino Buzzati scrisse: «Se spaventoso è sempre il balzo giù nel buco nero della morte, in questo caso il precipizio ha raggiunto il massimo orrore concepibile: proprio perché era la vigilia di Natale. Nulla infatti è più antitesi della morte che il Natale». L’aeromobile Dakota DC3, era un vetusto bimotore utilizzato durante la seconda guerra mondiale per il trasporto delle truppe. Nella lista passeggeri era segnato anche il principe Marcantonio Pacelli nipote del papa Pio XII e presidente della LAI (dimessosi in seguito insieme ai vertici della LAI), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giuseppe Brusasca e il segretario della CISL Giulio Pastore. Tutti e tre scelsero di rinunciare all’ultimo momento prima dell’imbarco.

Troppi incidenti

La LAI (Linee Aeree Italiane) aveva già subito altri incidenti. Il 23 dicembre 1951 un aereo della sua flotta finì fuori pista a Malpensa senza causare vittime. Il 26 gennaio 1953 il Cagliari-Roma si schiantò al suolo: 19 vittime. Il 18 dicembre 1954 il Roma-New York, durante l’atterraggio si inabissa nella baia al momento dell’atterraggio: 26 morti, 6 sopravvissuti. Il 24 novembre 1956 un aereo da Parigi per Shannon, in Irlanda, precipitò dopo il decollo all’aeroporto di Orly: 34 vittime. Il 2 gennaio del 1957 un DC 3 finì fuori pista a Reggio Calabria senza vittime. La Compagnia nel 1957 verrà messa in liquidazione e fatta fallire per essere inglobata nell’Alitalia che a quel tempo subiva la sua concorrenza soprattutto sulle rotte internazionali.

Le indagini sulla tragedia del 1956

Le indagini condotte dalla Procura di Trento terminarono nel 1961 con un “non luogo a procedere”. Il giornale Alto Adige nelle cronache dell’epoca scrisse: “Si evidenzia il contrasto stridente tra le conclusioni dei giudici e quella della Commissione d’inchiesta del Ministero dei trasporti. Qualcosa non torna”. Le indagini si svolsero in fretta fra grandi difficoltà e forse la corsa all’inchiesta non fu del tutto ortodossa. Il colonnello Giacomelli, membro della Commissione, si fece consegnare due orologi di bordo e documenti di volo, rilasciando una generica ricevuta. Il giorno in cui venne interrogato dal giudice istruttore di Roma, negò di aver ricevuto i documenti. Il magistrato ordinò il sequestro (nel dubbio che non tutte le prove fossero state acquisite) ma non si trovò il nastro magnetico in cui erano state registrate le comunicazioni con la torre di controllo di Milano.  Il sequestro non portava al possesso del relitto dell’aereo venduto già nei primi mesi del 1957 ad una ditta privata per la demolizione. Le cause più strane venivano ipotizzate per spiegare la sciagura. Il ministro dei Trasporti Paolo Emilio Taviani avallava la supposizione – disattesa in pieno dai magistrati della sezione istruttoria – che il comandante Gasperoni avesse dirottato intenzionalmente dalla sua rotta per risparmiare tempo e benzina”. Le cause non furono mai accertate anche per queste strane sparizioni e omissioni. Il giornale “La Giustizia” scrisse che “Le catastrofi degli arei della LAI si susseguono con un ritmo terrificante. Quando la percentuale dei disastri è nel rapporto di uno a cento con la media comune a tutte le altre società è inutile tirare in ballo la fatalità.  Vuol dire che c’è qualcosa che non va. È vero che la revisione dei motori degli apparecchi per insufficienza di aerei era ridotta a due ore?”. Sempre nell’articolo la Lai fu accusata di essere “in preda a dissidi interni, che avevano portato ad una paralisi organizzativa e i corsi di specializzazione dei piloti duravano pochi mesi per ragioni di economia”.

Misteri

La verità su quanto accaduto non è mai stata accertata nonostante l’impegno profuso dai magistrati inquirenti dell’epoca che per ben quattro anni provarono a stabilire le reali cause della tragedia. Si ha l’impressione che il controllo e il potere di chi gestiva il trasporto aereo faticosamente ricostruito dopo il termine della seconda guerra mondiale non dovesse essere messo in discussione. Le 21 vittime non ebbero mai giustizia. La verità è altrove e nella documentazione degli atti giudiziari potrebbe essere celata nonostante siano passati 70 anni dalla tragedia che scosse l’intera comunità della val di Sole e l’Italia intera.

Le vittime del volo LAI 416

L’equipaggio era composto da: Giorgio Gasperoni – Ancona (Comandante pilota) Lamberto Tamburinelli – Pesaro (secondo pilota) Romano D’Amico – Roma (marconista), Maria Luisa Onorati – Roma (hostess).  I passeggeri: Carlo Bardelli – Malnate, Salvator Benbassat – Grecia, Giovanni Bruno – Palermo, Giorgio Calimani – Venezia, Guido Camilletti – Bergamo, Armando De Pedys – Paliano, Pier Camillo Gariboldi – Vigevano, Edith Gray Connor – Grennwood (USA), Harris Gray Jr.- Grennwood (USA), Luigi Lisé – Caorso, Francesco Lucchelli – Zinasco, Amleto Mantegazza – Milano, llario Montagna – Broni, Mario Pellini – Cadegliano, Luciano Renieri – Grosseto, Giuseppe Scarpari – Thiene, Giulio Tieghi – Milano.

  • Roberto Rinaldi

    Laureato in Discipline delle Arti Musica e Spettacolo, Facoltà di Lettere e Filosofia, all’Università degli Studi di Bologna, anno 1990, specializzazione in Psicologia all’Istituto di Psicologia Clinica, Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna, anno 1993. Corso di Alta Perfezione conseguito alla Scuola di specializzazione in Metodologie Autobiografiche e Analisi dei Processi Cognitivi, Istituto di Pedagogia per Adulti all’Università degli Studi Statale di Milano anno 1998. Corso di Alta Formazione al Dipartimento di Filosofia, Pedagogia e Psicologia Applicata all’Università degli Studi di Padova anno 2021.
    Critico teatrale, direttore responsabile della testata online www.rumorscena.com
    Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti di Trento

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