Cinque giorni, 120 ore in tutto, decisamente cruciali per quel che riguarda il presente e il futuro prossimo della nostra quotidianità ai tempi dell’intelligenza artificiale.
Il periodo è quello intercorso tra il 20 maggio, data dell’annuncio di Google che al tradizionale meeting annuale per gli sviluppatori – non a caso chiamato I/O che sta per input/output – ha annunciato il lancio di Gemini Agent (al momento disponibile solo per abbonati a Google AI Ultra over 18 che utilizzano la lingua inglese) e il 25 maggio, giorno in cui è stata pubblicata la prima enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas” che ha come sottotitolo “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.
Provando a intrecciare i capi dei fili dei due avvenimenti, partiamo dal ragionare un po’ su quali orizzonti dischiuda l’utilizzo di Google Gemini Agent che, come illustrato in California dal ceo di Google Sundar Pichai, ha capacità avanzate come, ad esempio, quella di analizzare il contesto del quale per altro terrà memoria.
Il cambio di passo è evidente: si va da un modello “a domanda risponde” (con tutto ciò che comporta la necessità di fornire prompt adeguati per evitare di ottenere risposte fuorvianti) a una nuova visione di un’IA più “autonoma” e predittiva nella quale non solo non sarà più necessario ripetere informazioni o fornire un contesto completo ad ogni interazione – poiché l’agente avrà già una conoscenza di base della situazione – ma che addirittura sarà in grado, a determinate condizioni, di anticipare le nostre necessità e proporre soluzioni o informazioni pertinenti prima ancora che le chiediamo direttamente. Per cui, magari, questa intelligenza artificiale – che non dorme mai… – potrebbe arrivare a suggerirci un appuntamento con il medico incrociando alcuni nostri dati ai quali ha accesso e che siano riconducibili ad alcuni possibili sintomi.
Scenari straordinariamente intriganti e al tempo stesso terribilmente inquietanti che portano dritti diritti al nocciolo della questione affrontata dal pontefice nella sua enciclica “Magnifica Humanitas” che rappresenta il primo grande documento magisteriale di Leone XIV dedicato al rapporto tra dignità umana, tecnologia e intelligenza artificiale: l’imprescindibile esigenza della centralità dell’uomo rispetto alla “macchina”. Uno degli aspetti più importanti del testo (al di là di quel “disarmare l’IA” che ha fatto il giro del mondo relativamente all’uso militare dell’intelligenza artificiale, tema cruciale che rimane deliberatamente fuori da questa sintetica analisi) infatti, si può ben dire che sia la critica all’idea della neutralità tecnologica. « La tecnologia non è neutrale – si legge nel documento – assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa ». L’intelligenza artificiale, dunque, non è semplicemente uno strumento ma una realtà permeata da una molteplicità di fattori quali gli interessi economici, i valori culturali e anche scelte politiche per cui la tecnologia può favorire il bene comune ma, se svincolata da un solido e robusto apparato etico, può ampliare le disuguaglianze. « Il più straordinario progresso scientifico – ha scritto il Pontefice -, le più stupefacenti imprese tecniche e la più sorprendente crescita economica, se non accompagnati da un autentico progresso morale e sociale, si rivolgeranno in definitiva contro l’uomo ».
È in questo quadro che nell’ enciclica si colloca quello che appare come un vero e proprio riconoscimento del ruolo e del valore dei “beni digitali” inseriti tra quelli “che sono destinati universalmente a tutti” e che sono considerati “nuove forme di proprietà, come brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche e dati”. Un riconoscimento che è al tempo stesso una denuncia dei rischi della concentrazione monopolistica del potere tecnologico perché se algoritmi e dati rimangono nelle mani di pochi gruppi privati (alcuni con fatturati maggiori dei bilanci di alcuni stati), si possono creare nuovi squilibri e marginalizzazioni di intere fasce della popolazione globale.
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Giornalista professionista, ha lavorato per oltre trent’anni alla Gazzetta del Sud dove è entrato da collaboratore della redazione di Siracusa nel 1987 finendo da caposervizio della redazione di Reggio Calabria.
Per oltre venti anni è stato anche corrispondente da Siracusa dell’Agenzia ANSA.
E’ autore – tra l’altro - di pubblicazioni dedicate al tema della disinformazione, alla gestione degli uffici stampa nell’era dei social e alle problematiche etiche e deontologiche legate al ruolo dell’intelligenza artificiale nei processi di produzione professionale dell’informazione.
Attualmente ricopre il ruolo di Presidente facente funzioni del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e, da settembre 2022, è anche Commissario del Corecom Sicilia, il Comitato Regionale per le Comunicazioni, organismo di consulenza dell’Assemblea Regionale Siciliana e della Giunta Regionale Siciliana. Per quest’ultimo organismo si occupa in maniera specifica di par condicio elettorale legata al sistema radiotelevisivo locale e di media education.