Gli adolescenti di oggi sono particolarmente vulnerabili alle disuguaglianze sociali estreme e alle emergenze ambientali. Sono la prima generazione a crescere in un mondo in cui devono affrontare gli impatti tangibili del riscaldamento globale, come le ondate di calore, le inondazioni e la siccità (Thomaes et al., 2023), sperimentando al contempo molte forme di disuguaglianza, come la mancanza di lavoro, la carenza di alloggi a prezzi accessibili, i tagli ai servizi pubblici (Hartnell, 2021). Sebbene gli adolescenti non siano i principali responsabili di queste sfide sociali e ambientali, hanno il potenziale per essere in prima linea nelle azioni e nelle scelte educative e professionali che favoriscono la risoluzione di questi fenomeni (Thomaes et al., 2023; Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, 2021). Come generazione, gli e le adolescenti sembrano essere preoccupati per le sfide globali e ritengono necessario affrontarle nel prossimo futuro, sono motivati a dare un contributo positivo alla società e sono in grado di apportare e sostenere cambiamenti nello stile di vita con apparente facilità (Thomaes et al., 2023; Tucci, 2023). Tuttavia, sembra esserci un’elevata variabilità nel modo in cui si approcciano a questi fenomeni: una parte dei giovani sperimenta risposte affettive significative, come angoscia psicologica, rabbia, disperazione e mancanza di speranza, soprattutto in relazione alla crisi del cambiamento climatico (eco-ansia), mentre altri tendono a mostrare poco frequentemente comportamenti sostenibili e rilevanti per le sfide sociali e ambientali (Otto et al., 2019; Guichard, 2022; Kurth & Pihkala, 2022). Al contempo, emerge una scarsa conoscenza accurata di tali fenomeni complessi, con meno del 50% degli e delle adolescenti che è in grado, ad esempio, di spiegare le ragioni del cambiamento climatico, e l’adesione a visioni mainstream e/o superficiali di tali fenomeni complessi (Martha et al., 2025).
La formazione delle giovani generazioni diventa quindi un tema centrale per la promozione di processi di cambiamento sociale. Temi complessi come il cambiamento climatico, la pace e la guerra, la giustizia sociale, richiedono di favorire un pensiero pluralista, che permetta alle nuove generazioni
di comprendere che esistono molteplici approcci differenti per spiegare un fenomeno, ma anche essere capaci e disposti a riconoscere le diversità e la validità di ciascuna prospettiva (Biggs et al., 2021; Lapid, 2003). Questo implica consentire ai e alle giovani di esplorare diverse prospettive, di avere opinioni variegate, di generare nuove idee e di abbracciare visioni eterogenee dei fenomeni (Beaumont & De Coning, 2022).
Nel suo Modello di pensiero pluralista (PTM), Novis-Deutsch (2018) spiega che il pensiero pluralista, che abbraccia la diversità e la complessità, si basa su vari attributi cognitivi ed emotivi. Questi includono la complessità integrativa, che consiste nella capacità di riconoscere le differenze e le somiglianze tra stimoli diversi, e l’assunzione di prospettiva, che implica considerare una situazione da diverse angolazioni (Todd & Galinsky, 2012). Inoltre, coinvolge anche aspetti emotivi come l’apertura all’esperienza, l’accettazione delle diversità, la tolleranza per l’ambiguità e l’incertezza, e l’empatia verso gli altri (Furnham & Marks, 2013; Shuy & Kaniel, 2009). Secondo Novis-Deutsch (2018), anche se una persona dimostra apertura verso diverse prospettive, empatia e capacità di comprendere punti di vista differenti, sviluppa un pensiero pluralista significativo solamente in contesti educativi e familiari che lo favoriscono e lo promuovono. In altre parole, sottolinea il ruolo centrale dell’educazione per l’acquisizione di un pensiero pluralista e come questo sia la base per favorire un modo differente di pensare al futuro e alle sfide globali.
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Professoressa associata presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università degli Studi di Padova, dove insegna psicologia dell’orientamento e Diritti umani e inclusione. È direttrice del corso di perfezionamento in ‘Orientamento e Career Counselling per l’Inclusione, la Sostenibilità e la Giustizia sociale’ ed è stata membro del Comitato ordinatore e scientifico del corso di alta formazione “Raccontare la verità: come informare promuovendo una società inclusiva. Giornalismo di inchiesta sociale: ricerca e accuratezza antidoti alle fake news”. Collabora con il La.R.I.O.S. (Laboratorio di Ricerca ed Intervento per l’Orientamento alle Scelte). È membro del Consiglio Direttivo della SIO (Società Italiana per l’Orientamento), membro ordinario dell’AIP (Associazione Italiana Psicologi), e dell’European Society for Vocational Designing and Career Counseling. È co-editor dell’International Journal for Educational and Vocational Guidance.