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La Cura del Vero

Dignità, forza vitale dell’umanità

Magnifica è tutta l’umanità che ha il compito di fare grandi cose e ne ha la capacità, creata per questo da Dio. La sua “forza vitale” non risiede nell’efficienza del calcolo o nella perfezione dei dati, ma nella coscienza dei propri mezzi e nella consapevolezza dei propri limiti. Occorre partire dal titolo per interpretare il senso profondo della ricchissima enciclica di Papa Leone dedicata alla “grandezza della persona nell’era delle intelligenze artificiali”. Straordinario il primo richiamo biblico del Pontefice al vero rischio che oggi corriamo: quello di riprodurre la Torre di Babele, in forma digitale. La tentazione cui noi siamo esposti è di illuderci di poter affidare la nostra vita a strumenti, a “idoli” che, con le loro promesse, annebbiano le menti mentre in realtà generano fratture e incomunicabilità.

Per Leone a sostegno di questa visione critica ci vogliono comunque accortezza e precisione. Non è il progresso che va demonizzato, ma il “paradigma tecnocratico” che presume di sostituirsi al divino, di poter disporre di tutto senza alcun rispetto della dignità umana. La critica è indirizzata soprattutto a quelli che negli Stati Uniti vengono chiamati gli accelerazionisti, i visionari ma spregiudicati imprenditori della Silicon Valley (non tutti come vedremo) che alimentano una corsa sfrenata all’innovazione. L’invito del Papa, di cui si avverte in moltissimi passaggi la profonda cultura matematica oltre che teologico filosofica, è di recuperare i tempi della riflessione, della cura, della relazione. Contro la fretta algoritmica, che consuma i giorni, Leone rivendica il valore della sosta e del discernimento, ricordando che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche moralmente lecito.

Il ragionamento si radica profondamente nella Dottrina sociale della Chiesa. Firmata il 15 maggio nel 135° anniversario della “Rerum Novarum” di Leone XIII, l’enciclica si fonda su un parallelismo storico: se allora la Chiesa dovette decifrare le “cose nuove” della rivoluzione industriale e difendere gli operai dallo sfruttamento, oggi si misura invece con il nuovo della transizione digitale. Il Pontefice denuncia i meccanismi predatori del “colonialismo dei dati” e del “saccheggio delle risorse ambientali”, richiamando la necessità di ripensare lo sviluppo oltre i freddi parametri finanziari. Va rifiutata la logica che riduce chi lavora a risorsa ottimizzabile, l’esaltazione di un’efficienza che tratta l’umanità come mezzo e non come fine.

Il legame tra dignità individuale e bene comune è stringente: il Papa avverte che “non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi”. L’innovazione deve tradursi in giustizia sociale, prestando attenzione ai più fragili e ai migranti, definiti il vero “banco di prova” della nostra civiltà. Non sfugge al suo ragionamento la deriva bellicista che sta dilaniando il pianeta. Con i sistemi di arma guidati dalla IA siamo davanti all’automazione della morte, alla possibilità di colpire senza guardare il volto del nemico trasformato in dato da cancellare dallo schermo. Per questo va disarmata la tecnologia e resi individuabili sempre i responsabili in “carne e ossa” di attacchi e uccisioni.

Su questi temi così decisivi già nel nostro presente la parola di Papa Leone buca il muro del silenzio della politica e la sollecita a intervenire. Gli strumenti che propone sono riflessione e dialogo. Non a caso alla presentazione dell’enciclica era invitato pure Christopher Olah cofondatore di Anthropic una delle aziende più influenti del settore delle IA. “Abbiamo bisogno di autorità morali che ci aiutino a fare la cosa giusta, da soli non ce la facciamo” questo il suo commento. L’inizio di un confronto, quello che serve.

Cinquanta giorni dopo la diffusione dell’Enciclica in tutto il mondo il dibattito è aperto.

Da Messaggero Sant’Antonio Luglio 2026

  • Roberto Reale

    Giornalista e scrittore. Caporedattore alla Rai del Veneto, successivamente vicedirettore della Testata Giornalistica Regionale, del Tg3 e di Rainews 24.
    Qui ha curato “Scenari l’Inchiesta Web”, settimanale di approfondimento sull’attualità che, per la prima volta in Italia, ha proposto in televisione un lavoro di indagine giornalistica a livello europeo/globale realizzato integralmente sui big data e gli archivi Web.
    Studia l’evoluzione tecnologica e i comportamenti dei media e gli effetti concreti che nuovi strumenti digitali hanno sulla società con particolare attenzione ai temi legati a cittadinanza e democrazia. Docente di Comunicazione e componente del Coordinamento Laboratorio La Cura del Vero
    Fra le sue Pubblicazioni:
    ° Non sparate ai giornalisti. Iraq: la guerra che ha cambiato il modo di raccontare la guerra,
    Roma, Nutrimenti, 2003.
    ° Ultime Notizie. Indagine sulla crisi dell’informazione in Occidente. I rischi per la
    democrazia , Roma, Nutrimenti, 2005.
    ° Doppi Giochi. Pechino 2008. Le altre Olimpiadi contro la censura, per i diritti umani,
    Trento Edizioni Stella 2008
    ° L’ecosistema informazione, senza cura per la verità la democrazia muore in AAVV La Passione per la Verità Franco Angeli 2020
    ° Aver cura del Vero Come informare e far crescere una società inclusiva
    Nuova Dimensione 2022

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