File audio e immagini che perdono la loro connotazione digitale per assumere una
nuova (o vecchia) forma analogica trasformandosi in righe e, una dopo l’altra,
pagine. E’ l’evoluzione che ha seguito il più recente lavoro editoriale del giornalista
Aldo Mantineo: dai dodici episodi della prima stagione del podcast “Aldo
Gradimento. Appunti analogici su un mondo digitale” è adesso nato Stop scroll.
Come sopravvivere a social, IA e fake news (Kerayles edizioni), un’agile
pubblicazione che n poco meno di un centinaio di pagine prova a fornire utili
strumenti per stare in rete (e soprattutto a usare i social) in maniera responsabile e
consapevole.
Non, dunque, un manuale ma una sorta di “libretto delle istruzioni”
nel quale le indicazioni di fondo non vengono date con modalità… fideistica ma
scaturiscono, quasi naturalmente, seguendo il filo di un ragionamento che procede
tra domande – a volte anche banali e, forse propri per questo, non meno insidiose –
e spunti di riflessione.
D’altra parte, in un’era dominata dall’algoritmo e dal flusso ininterrotto di contenuti,
lo scrolling compulsivo è diventato l’abitudine quotidiana di milioni di persone.
“Stop Scroll” si propone come una guida essenziale e critica per orientarsi nel
labirinto dell’informazione digitale contemporanea. Dalle dinamiche dei social
network alle sfide dell’Intelligenza Artificiale, fino alle fake news, il volume offre
strumenti concettuali ed operativi per proteggere la propria attenzione e
riappropriarsi di un’informazione consapevole.
Come scrive l’autore (che attinge oltre che alla sua ultratrentennale esperienza di
redazione anche al più recente ruolo ricoperto all’interno del Comitato Regionale
per le Comunicazioni della Sicilia), oggi come non mai “il digitale non è più un
altrove. È diventato parte stabile della nostra esperienza quotidiana. È nel modo in
cui comunichiamo, lavoriamo, leggiamo le notizie, educhiamo i figli, costruiamo
reputazione, subiamo truffe, incontriamo l’intelligenza artificiale, ci lasciamo guidare
dagli algoritmi, misuriamo il tempo e perfino la nostra attenzione. Queste pagine,
insomma, sono uno spazio per fare esercizio di alfabetizzazione digitale mettendo al
centro una domanda tanto semplice quanto necessaria: siamo ancora capaci di
usare gli strumenti digitali senza farci usare da loro?”
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