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La Cura del Vero

Vuoi prenditi cura del vero? Stai attento, stai attenta, anche alle parole che ascolti e usi!

Le narrative che sembrano andare per la maggiore, considerando la complessità ‘del vero’ a proposito di questioni importanti quali quelle dell’inclusione, della sostenibilità, della progettazione del futuro e delle competenze a tal fine necessarie, sembrano sempre più sature di quella che i linguisti chiamano usura semantica. Da destra a sinistra, si riempiono quindi di tanta pubblicità ingannevole e, a volte, persino di quella agnotologia che si propone, ‘scientificamente’ di disseminare dubbi e ignoranza al fine di influenzare e determinare gli atteggiamenti, i favori e le scelte delle persone (Proctor, 2004).

Nelle righe che seguono desidero soffermarmi almeno un po’ sull’usura semantica ricordando che la sola ripetizione e l’uso scorretto di alcune parole ed espressioni influenzano la percezione di ciò che comunichiamo producendo sovente stereotipi, slogan e forme di “consumo” delle parole, anche a fini persuasivi di tipo essenzialmente politico-commerciale. Di essa, d’altre parte, si sono occupati anche studiosi del calibro di Barthes, (1957), di Umberto Eco (1968; 2018) e di Frank e Meyer (2020) che esemplificano la presenza di usura semantica anche a proposito del linguaggio relativo “alle diversità”, “all’integrazione”, “all’inclusione” e “all’equità”… parole tutte che, senza adeguate precisazioni e contestualizzazioni, rischiano di risultare vuote di significato. Si tratta di un fenomeno preoccupante anche dal punto di vista ‘del vero’ e della giustizia sociale in quanto produrrebbe una sorta di “desensibilizzazione del pubblico” nei confronti di temi e problemi complessi riducendo drasticamente la loro capacità di suscitare autentiche risposte emotive e l’avvio di iniziative per promuovere cambiamenti e innovazioni. Questo è stato da tempo denunciato anche a proposito del mondo accademico che, spesso, anch’esso sembra poco indipendente dalle mode linguistiche e, sovente, preda dell’usura lessicale (Geeraerts, 2009). Anche l’accademia, infatti, con l’accentuarsi della globalizzazione dei sistemi e la sua propensione a ricercare e ottenere supporti e finanziamenti anche dai territori (è questo lo scopo della cosiddetta Terza Missione?) si trova a ricorre a termini, espressioni ed etichette usate in modo qualunquista, che le consentirebbero di attirare l’attenzione di tutte le imprese, da quelle interessate alla produzione di ‘marchingegni’ bellici a quelle più autenticamente interessate al benessere delle persone e del nostro pianeta. È così che il ricorso a ‘belle parole’ (autodeterminazione, meriti, competenze, sviluppo equo e sostenibile, futuro, benessere, occupabilità, apprendimento lungo tutto l’arco della vita, innovazione, crescita, sostenibilità, eccellenza, successo, ecc.) è diventato sempre più frequente, trasformandole di fatto in etichette generiche, prive di qualsivoglia preciso significato. Sono state trasformate, come dice anche Collyer (2016), in ‘termini globalizzati’, che influenzano la trasparenza dei messaggi e che, perdendo il loro significato originale, incrementano di fatto i sentimenti di indifferenza e impotenza nei confronti delle dinamiche e delle culture sociali in atto.

L’usura semantica, assumendo le sembianze di una vera inflazione retorica, compare in modo sempre più frequente non solo nei contesti commerciali, ma anche negli atti amministrativi e istituzionali, che brillano per altro, per il loro frequente ed ossessivo richiamo a delibere e ‘decisioni’ passate (‘visto l’art. …; vista la legge… visto il decreto… il regolamento… rilevato che… ecc. – sette pagine di richiami a passati burocratici-amministrativi nel caso del D.M. n. 328 del 22.12.2022 riguardante la  Riforma del sistema di orientamento) e la totale assenza di rimandi scientifici e bibliografici.

L’usura semantica viene favorita e sostenuta anche dal frequente richiamo, da molti pulpiti, a non essere visionari, utopistici, a stare con i piedi per terra ed essere realistici, non considerando che la riflessione teorica e culturale, la riflessività, la consapevolezza e l’argomentazione sono necessarie per difendenderci dalle semplificazioni e banalizzazioni, i veri ostacoli alla verità.

Combattere l’usura semantica significa pertanto operare per ridare valore alle parole, rispettandone il significato e utilizzandole in modo consapevole e responsabile.

Chi desidera ‘prendersi cura del vero’, oltre a prestare attenzione alla possibile presenza di fake news in ciò che viene diffuso, dovrebbe allenarsi anche a riconoscere la correttezza ed autenticità delle parole che può ascoltare e a sua volta diffondere. L’usura semantica dovrebbe essere oggetto di attenzione da parte di tutti e tutte coloro che desiderano non lasciarsi abbagliare dalla presenza, nei dibattiti pubblici, ma anche in tanti documenti amministrativi ufficiali, dalla presenza massiccia di parole di moda come quelle su indicate.

Chi ha a cuore la cura del vero, in conclusione, dovrà guardarsi dall’usura semantica, sia imparando a diffidare di coloro che in modo più o meno consapevole vi ricorrono, sia cercando di aiutare gli altri a farlo contribuendo a smascherare i ‘mercenari disseminatori di ignoranza e qualunquismi’, di fatto interessati solo al mantenimento dello status quo e alla difesa delle proprie posizioni di potere e vantaggio economico.

Quindi: vuoi prenderti cura del vero? Sta’ allora anche attento, sta’ allora anche attenta, alle parole che senti, a quelle che usi e usano!


BIBLIOGRAFIA

Barthes, R. (1957), Mythologies. Paris: Editions Du Seuil.

Collyer, S. (2016). Culture, Communication, and Leadership for Projects in Dynamic Environments.”Project Management Journal 47(6): 15.

Eco, U. (1968) La struttura assente. La ricerca semiotica e il metodo strutturale, Milano; La nave di Teseo.

Eco, U. (2018) Sulla televisione: Scritti 1956 – 2015, Milano: La Nave di Teseo.

Frank, D.J. e Meyer, J.W. (2020) The University and the Global Knowledge Society Princeton, NJ: Princeton University Press.

Geeraerts, D. (2009), Theories of Lexical Semantics, Oxford, 2009; online edn, Oxford Academic Press.

Proctor, R. N. (2004). “The Political Uses of Ignorance.” In Science, Technology, & Human Values, 29(2), 154-173.

  • Salvatore Soresi

    È oggi professore senior dell’Università di Padova; docente ordinario presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata della stessa Università. Ha fondato il laboratorio LaRIOS e il Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca per la Disabilità, la Riabilitazione e l’Integrazione (ora Centro di Ateneo per la Disabilità e l’Inclusione) dell’Università di Padova. È inoltre un socio fondatore della Società Italiana per l’Orientamento (SIO), di cui è stato presidente per 8 anni (ed ora è socio onorario), e dell’European Society of Vocational Designing and Career Counseling. Nel 2008 è stato premiato dalla Society of Counseling Psychology (American Psychological Association), e nel 2013 dalla ESVDC, per il suo contributo nel campo della Psicologia dell’Orientamento. Nel 2014 ha ricevuto il riconoscimento “Distinguished Contributions to International Counseling Psychology” dall’International Association of Applied Psychology. Nel 2000 ha ricevuto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica per il progetto Magellano. È membro del Life Design Group, del Career Adaptability International Collaborative Group, e del Comitato Direttivo del progetto NICE. È, inoltre, membro dello Special Task Group ‘Globalization’ of Division 17 – American Psychological Association (dal 2011). E’ stato fondatore e coordinatore del Network Universitario per il Counseling (dal 2010 al 2013) e dell’International Hope Research Team – IHRT (dal 2011 al 2014). È autore di circa trecento pubblicazioni, di oltre venti libri e di alcuni importanti strumenti di assessment, tra cui i portfoli Optimist e Clipper ed il progetto Magellano (OS, Firenze). I suoi progetti di studio, ricerca e formazione si sono snodati nel corso del tempo su temi quali le disabilità, l’inclusione, l’orientamento e la costruzione del futuro, la giustizia sociale e la lotta alle disuguaglianze. Partecipa alle attività di ricerca e formazione del Laboratorio Larios e della Società Italiana Orientamento, e collabora con diverse reti nazionali e internazionali per i progetti di trasformazione sociale a vantaggio dell’inclusione e della giustizia sociale.

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