La Cura del Vero

Bergoglio e l’informazione

Andare, vedere, ascoltare. E capire. Così Papa Francesco sprona i “lavoratori dell’informazione” nei messaggi delle Giornate mondiali delle comunicazioni sociali e negli incontri più disparati.

E ai giornalisti riconosce e affida il ruolo prezioso nel costruire ponti, nell’essere strumento di crescita nella conoscenza, nell’aprire nuovi sguardi sulla realtà senza alienare e alimentare bolle di indifferenza, nel dare voce agli ultimi, nell’illuminare le periferie, nello spiegare la complessità della realtà.

Un rapporto, quello tra Bergoglio e i giornalisti, cercato e costruito, con schiettezza, senza sconti. E se non ha mai mancato di ringraziarli, nel contempo li ha sferzati, riportandoli all’essenza della loro professione/missione: la cura del vero.

La “vita vera” non è quella dei social o dell’intelligenza artificiale. La “vita vera” è quella fatta di corpi, di relazioni umane, di persone con i loro successi e con le loro sconfitte, di sentimenti genuini, di gioia e dolore, di sofferenza e speranza. E per raccontarla, tramite parole e immagini, si deve andare, vedere, ascoltare. E capire.

Serve fatica, messa in discussione, studio, approfondimento: ancora cura del vero.

Così si può tentare di comprendere la complessità del reale per non cedere a pregiudizi, stereotipi, discriminazioni, linguaggio d’odio e al contrario promuovere inclusione, equità sociale, dialogo fra culture distanti, senso di comunità. E soprattutto per riconoscere e smascherare notizie false, edulcorate, manipolate.

La società dell’informazione – in cui tutti parlano e pochi ascoltano – paradossalmente tende a falsare i piani, a disorientare scambiando dolosamente il vero con il falso, ad alimentare pericolose derive populiste e antidemocratiche.

Di qui la necessità di una “buona comunicazione” come la definisce Francesco che si nutre di pensiero critico, fondamentale nel mediare tra i fatti e la loro narrazione mettendo in campo attendibilità e credibilità.

Lo scrive nel messaggio in occasione della 56. Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, e prosegue annotando che «più che la verità e il bene, si cerca il consenso; più che all’ascolto, si è attenti all’audience. La buona comunicazione, invece, non cerca di fare colpo sul pubblico con la battuta a effetto, con lo scopo di ridicolizzare l’interlocutore, ma presta attenzione alle ragioni dell’altro e cerca di far cogliere la complessità della realtà. ()… Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. Per offrire un’informazione solida, equilibrata e completa è necessario aver ascoltato a lungo. Per raccontare un evento o descrivere una realtà in un reportage è essenziale aver saputo ascoltare, disposti anche a cambiare idea, a modificare le proprie ipotesi di partenza».

E ancora: «Ascoltare più fonti, “non fermarsi alla prima osteria” – come insegnano gli esperti del mestiere – assicura affidabilità e serietà alle informazioni che trasmettiamo».

Per Francesco l’informazione si può declinare come una fra le prime forme di solidarietà, che parte dal discernimento e giocoforza opera una gerarchia delle notizie. Per fare ciò non si può non scegliere da che parte stare: quella della gente, dei diritti, dell’uguaglianza, del lavoro dignitoso, attuando il sacrosanto diritto dovere della libertà di stampa.

Il cordoglio per la morte di Papa Francesco è stato espresso anche dai vertici della categoria dei giornalisti: il presidente dell’Ordine, Carlo Bartoli, la segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Alessandra Costante. Quest’ultima ha affermato: «Perdiamo un protagonista di questo tempo, un testimone appassionato della libertà di informazione. Con i suoi messaggi in occasione delle Giornate mondiali della comunicazione ha sempre esortato i giornalisti a raccontare le periferie del mondo, rispettando la verità e la dignità di tutti gli esseri umani. Esortazioni ribadite durante il Giubileo della Comunicazione a gennaio scorso: andare per guardare con il cuore e poter scrivere e dire la verità. È questo l’insegnamento di Francesco al mondo dell’informazione. Una visione senza tempo per fermare anche l’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale portatrice di fake news e manipolazioni».

  • Redazione

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