La Cura del Vero

Salvate(ci) dal Soldato Jessica

Una giovane e bionda figura femminile in uniforme militare rivisitata in chiave maschilista: minigonna, tacchi a spillo d’ordinanza. La soldatessa Jessica Foster esiste solo nel regno dell’intelligenza artificiale? No, incarna desideri umani abbastanza comuni con un obiettivo altrettanto banale: fare soldi con contenuti simil pornografici online.

In mezzo al rumore di fondo di campagne referendarie nostrane e tragedie internazionali, qualche giornalista si è accorto di lei, Jessica Foster, avvenente militare spesso in compagnia del presidente americano Donald Trump. Se ne accorge anche il collega Roberto Reale, che rileva: “…ha un milione di follower (…), serve a fare propaganda (…) chi tira le fila tratta i suoi da imbecilli. E funziona”.

E’ così, funziona da sempre. Ma procediamo per gradi. Dopo la recente “scoperta” di Jessica, diventata notizia globale, il Washington Post ha pensato bene di certificarsi che si tratti veramente di un prodotto immaginario non basato su persone esistenti e, il 20 marzo scorso, evidenzia: “An Army spokeswoman said officials there could find no records of Foster. Instagram removed Foster’s account for violating its policies late Thursday, a Meta spokesperson said. The White House did not respond to requests for comment.” (il link originale è paywall). Vale a dire, una portavoce dell’Esercito americano ha detto che tale Foster non risulta, la Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di chiarimenti e Meta, la società di Mark Zuckerberg a capo di Instagram, ha cancellato l’account per violazione delle regole della piattaforma.

“Il profilo Instagram @jessicaa.foster è stato pubblicato il 14 dicembre 2025. In soli tre mesi l’account ha raggiunto più di un milione di follower.”, raccontava Fast Company, testata attenta alle novità tecnologiche, il 3 marzo scorso. “La ricetta di questo successo è abbastanza semplice: il burattinaio dietro lo schermo pompa un flusso costante di contenuti attorno a questa donna soldato fittizia e seguace di Trump e ci costruisce un’intera narrazione digitale permettendo ai follower di sbirciare nella sua vita quotidiana.”

Un successo annunciato ma arrivato per vie traverse: giornalista di Fast Company raccontava, con un certo stupore, di esseri imbattuto in Foster sfogliando la stampa sportiva spagnola, che collocava la creatura AI accanto al presidente Trump mentre riceveva alla Casa Bianca celebrità come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.

Funziona, da sempre, dicevamo. Perché il profilo ha un unico scopo, indirizzare direttamente a siti di abbonamento per adulti, come il noto OnlyFans. Lì la troviamo infatti come @jessicanextdoor, dove si dichiara “funzionario pubblico di giorno, piantagrane di notte” e chiede pazienza per l’attesa della risposta ai messaggi perché “non sono un robot ahah.”

L’account monetizza contenuti fetish (cento dollari per un messaggio), in particolare fotografie dei suoi piedi, dalle unghie impeccabilmente laccate di rosso, che Jessica mette in bella mostra sulla sua scrivania militare. C’è solo un problema: l’operazione Jessica viola i termini di servizio di OnlyFans, che richiedono che ogni account sia collegato a un essere umano vero. E se creato da intelligenza artificiale, deve essere somigliante all’originale e recare l’etichetta #AI.

Quindi, quella che è già stata definita la “truffa” del Soldato Foster rischia di sparire a breve, ma non abbiate timore. Altre soluzioni per monetizzare il soft porn sono sempre pronte a prendere il via. I contenuti a sfondo sessuale che hanno per oggetto donne famosissime (attrici, giornaliste, politiche) non sono una novità: almeno dal 2017 si parla di “deepnude”, termine coniato per raccontare un fenomeno inarrestabile.

In appena qualche anno, i deepfake sessuali – anche noti come deepnude – sono diventati un fenomeno in preoccupante espansione in tutto il mondo. Senza più quelle ‘imprecisioni’ che li caratterizzavano ancora nel 2017, oggi riescono a manipolare l’immagine a partire da una sola foto”, racconta la giornalista Eleonora Zocca in questo bel approfondimento per Guerre di Rete. (Il testo integrale qui: https://www.guerredirete.it/perche-e-cosi-difficile-fermare-i-deepnude/).

Uno scenario che si avvantaggia dell’inazione, talvolta complice, delle piattaforme digitali, delle lacune legali e in prospettiva delle difficoltà quasi insormontabili di categorizzare l’intelligenza artificiale sotto il profilo etico-giuridico.

Il tutto condito da una ricerca estrema del profitto, che da un lato sfrutta un certo immaginario tradizionalista maschile di associazione tra potere, denaro e conquiste sessuali e dall’altro fa leva sulle frustrazioni di chi vorrebbe appartenere a quel mondo senza riuscirci.

Esemplificativo di questa riduzione dei comportamenti a stereotipi è il documentario del giornalista Louis Theroux “Inside The Manosphere” (qui il promo https://www.youtube.com/watch?v=Ms23FeJWvKU), dove l’autore indaga sul mondo degli influencer e creatori di contenuti online che – sostiene Netflix, la piattaforma che ospita l’inchiesta – “stanno ridefinendo la mascolinità moderna”.

Un documentario online da pochi giorni che ha già suscitato polemiche, sia da parte dei sostenitori della cosiddetta “vera mascolinità” sia da parte di quanti respingono quella visione del mondo. Quale che sia l’opinione del pubblico, una conclusione appare chiarissima: anche in questa narrazione, in cui non mancano contraddizioni e vuoti di pensiero logico, emerge chiara la ricerca di monetizzare il più possibile le estremizzazioni di questi nostri tempi feroci, a danno dei più deboli.

  • Celia Guimaraes

    Giornalista professionista, autrice, formatrice, tutor. Specializzata in tecnologia e innovazione, ha collaborato dal 2019 alla trasmissione Codice – La vita è digitale (RaiUno). Dal 2024 cura la rubrica Around Tech World per StartupItalia.eu ed è consulente esterna per la comunicazione di Luminaconsult.eu (Bruxelles). Moderatrice e speaker in molteplici conferenze tech, ospite tv, relatrice in workshop di formazione per giornalisti dell'Associazione Stampa Romana su temi legati a tecnologia e cybersecurity. Già inviata di Rainews24 e caposervizio a Rainews.it, ha tenuto lezioni su Mobile journalism, Fake news, Intelligenza Artificiale per studenti del Biennio nell'ambito dell'Italian Digital Media Observatory e della Scuola di giornalismo di Perugia. Fa parte della giuria del Premio giornalistico Roberto Morrione e ha partecipato al primo corso di Alta Formazione "La Passione per la Verità" dell'Università di Padova

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