Il sito di IrpiMedia è andato offline all’improvviso ed è rimasto irraggiungibile per quasi due settimane (!), dal 5 al 18 luglio.
Una enormità, non solo in termini di contatti, attese, lavoro collettivo, ricerche e inchieste in corso messe in sospeso.
Il danno è stato molto rilevante soprattutto per la natura della piattaforma IRPI e per il compito che si è assunta. Vediamo quindi di capire qualcosa in più sull’accaduto e sul perché della “sparizione” dal web, visto che non è stata un evento casuale. Si è trattato, infatti, di un preciso e mirato attacco hacker al sito. Un attacco del tipo DdOS, molto banale da allestire per chi conosce elementi basilari di cybersecurity e ormai persino poco costoso, come spiega nell’articolo dedicato all’hackeraggio il giornalista della testata Raffaele Angius, uno che si dedica con metodo certosino a scandagliare diritti digitali e sorveglianza di Stato.
IRPI, per chi non lo conoscesse, si presenta così: “Investigative Reporting Project Italy è il primo centro di giornalismo investigativo non profit fondato in Italia. Registrata nel 2012 in Italia come un’Associazione di Promozione Sociale (APS), da più di un decennio produce inchieste giornalistiche transnazionali di pubblico interesse – inizialmente pubblicate su testate italiane e internazionali – e dal 2020 sulla testata IrpiMedia”, il loro magazine online.
Proprio la natura del lavoro investigativo di IrpiMedia è all’origine del “bavaglio digitale” che gli è stato applicato, come sintetizza Angius: “In parole povere, qualcuno ha deciso di spendere tempo e soldi per impedirci di restare online e, conseguentemente, per impedire a voi di leggerci”.
Al centro del problema, quindi, ci sono i diritti digitali di tutti noi, soprattutto dei singoli. “…un cittadino può rivolgersi alla legge o fare affidamento alla copertura della propria assicurazione. Nessuna di queste soluzioni è valida però nel mondo digitalizzato in caso di attacchi massivi come quello subito da IrpiMedia ma che potrebbe riguardare anche qualsiasi attività commerciale o industria che dovesse far fronte alle prevaricazioni di un concorrente”, rileva ancora il giornalista.
La tutela del “digital twin”, del gemello digitale del singolo cittadino meriterebbe un dibattito pubblico, promosso dalle istituzioni.
Allo stato attuale, questa tutela non esiste e non c’è modo di evitare che hacker appoggiati a Paesi dove la cybercriminalità non solo è tollerata ma spesso persino finanziata possano lucrare indisturbati. Dobbiamo solo sperare di non finire nel loro mirino – o di chi li ingaggia. Come è successo a IrpiMedia: “È così che va il mondo, eppure non dovrebbe”.
https://irpimedia.irpi.eu/irpimedia-attacco-ddos/
-
Giornalista professionista, autrice, formatrice, tutor. Specializzata in tecnologia e innovazione, ha collaborato dal 2019 alla trasmissione Codice – La vita è digitale (RaiUno). Dal 2024 cura la rubrica Around Tech World per StartupItalia.eu ed è consulente esterna per la comunicazione di Luminaconsult.eu (Bruxelles). Moderatrice e speaker in molteplici conferenze tech, ospite tv, relatrice in workshop di formazione per giornalisti dell'Associazione Stampa Romana su temi legati a tecnologia e cybersecurity. Già inviata di Rainews24 e caposervizio a Rainews.it, ha tenuto lezioni su Mobile journalism, Fake news, Intelligenza Artificiale per studenti del Biennio nell'ambito dell'Italian Digital Media Observatory e della Scuola di giornalismo di Perugia. Fa parte della giuria del Premio giornalistico Roberto Morrione e ha partecipato al primo corso di Alta Formazione "La Passione per la Verità" dell'Università di Padova