La Cura del Vero

Un Primo Maggio per guardare il sole

Devant la porte de l’usine
le travailleur soudain s’arrête
le beau temps l’a tiré par la veste
et comme il se retourne
et regarde le soleil
tout rouge tout rond
souriant dans son ciel de plomb
il cligne de l’œil
familièrement
Dis donc camarade Soleil
tu ne trouves pas
que c’est plutôt con
de donner une journée pareille
à un patron?

(Traduzione: Davanti ai cancelli della fabbrica / il lavoratore si ferma all’improvviso / il bel tempo l’ha tirato per la giacca / e quando si gira e guarda il sole / tutto rosso, tutto tondo / sorridente nel suo cielo di piombo / gli fa l’occhiolino / in confidenza. / “Dimmi tu, compagno Sole: / davvero non trovi / che sia un po’ da coglione / regalare una giornata come questa / a un padrone?)

S’intitola “Le temps perdu” (“Tempo sprecato”); è una delle poesie di Jacques Prévert raccolte dall’editore Gallimard in “Paroles”, titolo che inaugurò nel 1946 la collana “Le Point du Jour”, lo spuntar del giorno… l’alba, insomma.

Domani sarà il 1 Maggio, la festa dei lavoratori. Una data fissata nel calendario planetario per onorare la dignità di tutte le persone che lavorano per guadagnarsi da vivere. È il giorno del lavoro inteso come valore, nel suo significato sociale e collettivo, prima che individuale ed economico.

La scelta della data si spiega con un fatto ben noto: proprio il 1° Maggio 1867 fu approvata a Chicago, per la prima volta nella storia, una legge che fissava a otto le ore massime di lavoro giornaliero. Estendere quel diritto a tutti i lavoratori e le lavoratrici fu, da allora, una delle missioni principali del movimento sindacale in tutti i paesi. È una lunga storia, raccontata analiticamente da molti studiosi e resa disponibile anche online da molte fonti diverse (wikipedia, FLC-CGIL, Colllettiva).

È molto importante chiarire fino in fondo il concetto che fu e tuttora sta alla base di questo innegabile progresso: la conquista più grande, infatti, fu quella di rendere legittimo porre un limite allo sfruttamento. Il lavoro è necessario? Sì, ma lo sono anche la vita di relazione, l’ozio, il tempo libero. E oggi dovrebbe essere un motivo di riflessione politica il fatto che – trascorsi ormai quasi 160 anni dall’esordio – tale limite si sia cristallizzato intorno a quelle fatidiche otto ore, nonostante il portentoso cambiamento che ha profondamente cambiato ogni aspetto delle nostre società, delle nostre vite.

Insomma: le otto ore, con la loro carica simbolica, sembrano proprio come “la porta della fabbrica” di Prévert; quella soglia che induce l’operaio a volgere lo sguardo in alto e a concedersi una riflessione sulla propria condizione, pensando forse che l’obbligo di lavorare somiglia tanto al destino del soldato, la guerra. Un destino che una coscienza libera può anche rifiutarsi di abbracciare.

Ecco perché è bello e giusto che il giorno del Primo Maggio non si regali al padrone, chiunque egli sia, ma si viva tutti insieme. Che ne dici, compagno Sole?

  • Stefano Lamorgese

    Stefano Lamorgese (Roma, 1966) è un giornalista di formazione umanistica. Alla Rai dal 1990, ha lavorato per TG3, Rai International, Rai2 e Rainews24. Dal 2017 fa parte della redazione di Report/Rai3. Ha insegnato linguaggi multimediali e cultura digitale presso le università di Urbino, Ferrara e Perugia. È Vicepresidente dell'Associazione Amici di Roberto Morrione, che promuove dal 2011 il Premio giornalistico omonimo, dedicato agli Under30. Storico per passione, ha pubblicato con NewtonCompton "I signori di Roma" (2015).

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