In questa estate appena cominciata abbiamo già iniziato a sperimentare ondate di calore, ovvero periodi prolungati di temperature più alte rispetto a quelle attese, elevati livelli di umidità e scarsa ventilazione, le cui caratteristiche sono amplificate dalle superfici asfaltate, dal cemento, dalla ridotta vegetazione, che trattengono ancora di più il calore. Questa condizione mi spinge a rileggere un volume, Capitalismo cannibale, di Nancy Fraser, del 2022. Nancy Fraser è filosofa statunitense, insegna alla New School for Social Research di New York scienze politiche e sociali. Intellettuale riconosciuta a livello internazionale, attivista, femminista, funge da pungolo alla predisposizione e all’attuazione di politiche nuove, trasformative, alternative, da sperimentare.
Fra i punti salienti del volume emerge l’amore dell’autrice per la natura e per quella parte di umanità che se ne prende cura, insieme alla piena consapevolezza che senza natura la vita finisce e il clima impazzisce. Con chiarezza e profonda argomentazione la Fraser ci permette di comprendere come la storia umana a trazione occidentale è di fatto una storia di cui conosciamo solo alcune parti, mentre altre sono invisibilizzate. Poco si parla infatti di un processo che nel corso del tempo si è appropriato della natura, l’ha sfruttata e violentata, per farci i propri comodi. Essa è fonte di sostanze, le cosiddette ‘risorse naturali’, quali materie prime ed energia, spesso a costi zero; al tempo stesso è luogo dove versare i rifiuti, sempre a costi zero o molto bassi, discarica, zone sacrificali, senza onori di ‘riparazione’, sistemazione, pulizia, ecc.. L’idea di fondo è una scellerata ed estrema concezione utilitaristica: un ‘rubinetto’ che fornisce input necessari alla produzione e ‘scarico’ che accoglie i rifiuti, gli scarti e agisce per il loro smaltimento.
Il dito è puntato su una forma di struttura socio-economica capitalistica basata sul profitto, sulla predazione e sullo sfruttamento dei supporti extra-economici, fra cui la natura, insieme a cura e democrazia. Per quanto attiene alla cura, questa riguarda tutti quei processi che permettono di far crescere le persone, svolti generalmente dalla componente femminile del genere umano, sottovalutati, misconosciuti, svalutati. La riproduzione sociale, fenomeno essenziale per il funzionamento delle società e la costruzione di legami sociali, deve rimanere un fatto che garantisce forza lavoro addomesticata, senza diventare essa stessa area di trasformazione sociale, a cui ad esempio associare nuove forme di reddito.
Allora il fenomeno va svalutato e messo ai margini, non può diventare oggetto di dibattito sociale, e così la struttura gerarchica in base al genere deve potersi mantenere in vita per evitare ogni messa in discussione del sistema. Per quanto riguarda la democrazia, dobbiamo ricordare che non ci sarebbe accumulazione senza una struttura democratica che permetta di avere una serie di servizi a costi contenuti, come infrastrutture, educazione, ecc.: la democrazia però va svuotata dei poteri di regolamentazione, in particolare di quelli capaci di portare equilibrio fra libertà e uguaglianza, di stare dalla parte di chi ha le maggiori vulnerabilità, di garantire benessere a tutti e a tutte, compreso il pianeta stesso. Ed è quello che sta accadendo.
Mentre il caldo aumenta, e la sensazione di una condizione via via sempre più intollerabile pure, diventano ancora più pungenti le parole di Nancy Fraser, che parla di ‘uroboro’ ovvero un animale simbolico a forma di serpente che morde o inghiotte la propria coda, tanto da autodistruggersi. L’ingordigia è tale per cui stiamo tagliando il ramo in cui siamo seduti; stiamo distruggendo la vita nel pianeta, umana e non umana. L’unica speranza che abbiamo è la nostra razionalità, il nostro studio, la complessità, l’uscire da questa trappola concettuale e sociale, e ricercare alternative. La cosa bella è che nel mondo esistono delle alternative, nella storia dell’umanità ci sono state alternative, la mente umana nella sua espressione collettiva può essere nella condizione di pensare ad altri modi di vivere. Come ci suggerisce Nancy Fraser in questo bellissimo libro è arrivato il momento di ripensare ad una diversa società da costruire, ad un diverso rapporto con la natura, la cura, la democrazia.
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Professoressa ordinaria di Psicologia dell’orientamento e psicologia dell’inclusione presso l’Università di Padova, dove dirige il Laboratorio di Ricerca e Intervento per l’Orientamento alle scelte, ha diretto il Centro di Ateneo per la disabilità e l’Inclusione (2010-2020) ed è stata Delegata per Rettore per l’Inclusione e la Disabilità (2015-2021). Coordinatrice del GdL ‘Inclusione e Giustizia sociale’ nell'ambito Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, presidente della Società Italiana Orientamento, past president dell’European Society for Vocational Designing and Career Counseling, editor dell’International Journal for Educational and Vocational Guidance. Rappresenta l'Università di Padova nell'UNITWIN NETWORK “Life designing interventions for decent work and sustainable development”, espressione dell'UNESCO Chair for Lifelong Counseling. Ha diretto i due corsi di Alta Formazione ‘La passione per la verità e la costruzione di contesti inclusivi’ in collaborazione con la Federazione Nazionale per la Stampa Italiana, Articolo 21, il Sindacato Giornalisti del Veneto, ed è membro del comitato ordinatore del corso di perfezionamento in Orientamento e career counselling per l’inclusione, la sostenibilità e la giustizia sociale. Ha partecipato al GdL di contrasto alle disuguaglianze del Mur coordinato da Fabrizio Barca e Fulvio Esposito nel 2020, ed è membro del gruppo di lavoro sulle disuguaglianze del Forum Disuguaglianze e Diversità.