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La Cura del Vero

Morire di sete

La Loira, il fiume più lungo di Francia, con i suoi celebri castelli, le sue morbide anse, le sue rive boscose, ridotto a un magro torrente di ghiaia bianca. Fontainbleau, la foresta alle porte di Parigi che ispirò gl’impressionisti, brucia senza sosta. Accade in Francia, il paese europeo più colpito dalle ondate di calore estremo dell’estate 2026 .

Anche la Germania non sta bene: il Reno – asse latitudinale dei trasporti, antico confine geografico, il fiume che ispirò strateghi e poeti – ha una portata ridotta al minimo: l’acqua che un tempo scendeva copiosa dalle Alpi è solo un ricordo, e s’impenna il costo dei trasporti fluviali. (REUTERS, 13 Luglio 2026: Low water hampers Rhine river shipping in Germany, transport costs rise).

Il Po, il vecchio Eridano che solca la pianura Padana da milioni di anni, e che con il suo bacino copre un quarto della superficie della Repubblica italiana, è – in alcuni punti del suo corso – di molti metri sotto lo zero idrometrico. Le cronache estive ce lo mostrano scorrere in rivoli smunti tra cumuli di sabbia grigia. (Avvenire, 10 Luglio 2026 Allarme siccità: con questo livello del Po, per irrigare c’è acqua ancora per dieci giorni).

S’inaridisce la storia
Tre fiumi: la Loira e il Reno a Nord delle Alpi; il Po subito sotto. Sono alcuni dei simboli più significativi del nostro “vecchio continente”: rive abitate da 40mila anni lungo le quali affondano le proprie radici paleontologiche e mitologiche la storia e la politica europee. Fiumi che agonizzano, che stanno morendo: è il clima che cambia su tutto il pianeta, l’unico che abbiamo.

Morti di caldo
Euronews oggi ha in pagina un titolo drammatico: “Europe records 10,000 excess deaths during June heatwaves, new data shows” (Secondo i nuovi dati, in Europa si sono registrati 10.000 decessi in eccesso durante l’ondata di calore di fine giugno). Diecimila morti di caldo.

Le Monde, il maggiore quotidiano francese, ieri lanciava un allarme sulle reti idriche stressate: “La canicule fait grimper la consommation d’eau et met les réseaux d’approvisionnement à rude épreuve” (l’ondata di calore fa impennare i consumi d’acqua e mette a dura prova le reti d’approvvigionamento).

Numeri per capire
Di tutta l’acqua del nostro azzurro pianeta, solo il 3% è effettivamente “acqua dolce”, che chiamiamo così quando la concentrazione di sali in essa disciolti è inferiore a 500 ppm. Di questa piccola parte, il 69% è in forma solida: si trova nei ghiacciai e nelle calotte polari. Il 30% è nascosto nel sottosuolo.

Solo l’1% è costituito da acque superficiali: l’87% è nei laghi, l’11% nelle paludi e appena il 2% nei fiumi. Ed è questa, l’acqua dolce di superficie, che raccoglie intorno a sé l’umanità (Fonte: U.S. Geological Survey).

Emergenza ignorata
Che cosa faremo? Come vivremo, quando l’acqua dolce – indispensabile, irrinunciabile per la vita di uomini, animali e piante – sarà un ricordo, un privilegio? Quando sarà così scarsa da trasformarsi in un lusso per pochi? Non è un’ipotesi da menagrami: è la prospettiva di oggi, la domanda di oggi, la paura di oggi. Alla faccia della protervia mostrata da Donald Trump all’ONU nel Settembre 2025: Trump calls climate change ‘the greatest con job ever perpetrated on the world’ (Trump definisce il cambiamento climatico “la più grande truffa mai perpetrata ai danni del mondo”)…

Non abbiamo risposte. La scienza, che pure è esplicita e unanime su questo tema, è ignorata dal potere politico ed economico, incapace anche solo di immaginare prassi e priorità diverse da quelle attualmente perseguite. Infatti, di fronte a quest’enorme, straziante emergenza, nelle stanze del potere “si parla sempre d’altro”, come ricorda Roberto Reale dal suo instancabile profilo BlueSky, oppure – ma è solo un esempio particolarmente ridicolo e tetro – ci si scambiano revolver come doni augurali.

  • Stefano Lamorgese

    Stefano Lamorgese (Roma, 1966) è un giornalista di formazione umanistica. Alla Rai dal 1990, ha lavorato per TG3, Rai International, Rai2 e Rainews24. Dal 2017 fa parte della redazione di Report/Rai3. Ha insegnato linguaggi multimediali e cultura digitale presso le università di Urbino, Ferrara e Perugia. È Vicepresidente dell'Associazione Amici di Roberto Morrione, che promuove dal 2011 il Premio giornalistico omonimo, dedicato agli Under30. Storico per passione, ha pubblicato con NewtonCompton "I signori di Roma" (2015).

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