La notizia è di ieri, la dà il New York Times (“Smithsonian Removes Label Noting Trump Impeachments”): la Galleria Nazionale dei ritratti di Washington ha esposto una nuova immagine del presidente Trump all’interno della sezione dello Smithsonian’s Institute intitolata: “American Presidents”.
La vecchia immagine raffigurava un Trump a colori, con la consueta cravattona rossa. La nuova foto è un ritratto in bianco e nero, che mostra il presidente in piedi nello studio Ovale, in posa volitiva, con la ben nota mutria arcigna e i pugni appoggiati sulla scrivania “resolute”, quella delle decisioni più importanti. Fin qui, pazienza (o chissenefrega).
Didascalie
Ma la sostituzione ha comportato un ulteriore cambiamento: anche il testo affiancato al ritratto è stato corretto. Sono infatti scomparsi i riferimenti al doppio impeachment, che avevano irritato l’inquilino della Casa Bianca, tanto da costringere alle dimissioni, lo scorso giugno, la curatrice della galleria, Kim Sajet, dopo dodici anni di onorato servizio.
Il testo precedente, benché banalmente descrittivo della vicenda pubblica di Trump, riportava infatti queste parole: «Messo sotto accusa due volte, con l’accusa di abuso di potere e incitamento all’insurrezione dopo che i suoi sostenitori avevano attaccato il Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio 2021, è stato assolto dal Senato in entrambi i processi». Insomma: si trattava di una spiegazione del tutto neutrale. E vera.
Ma non andava più bene.
Lo rivelano le parole del portavoce della Casa Bianca, Davis Ingle, che ha descritto la nuova foto come “iconica”: tanto che l’aura ineguagliabile del Presidente «sarà visibile e percepibile in tutte le sale della National Portrait Gallery». Ora, riferisce il New York Times, il testo che accompagna la foto di Trump fornisce pochissime, scarne informazioni: lo identifica semplicemente come il 45° e 47° presidente, aggiungendo l’anno di nascita: il 1946. Nient’altro.
Le tentazioni del satrapo
Viene da pensare che la grazia concessa dal presidente MAGA appena insediato, ai suoi sostenitori che assaltarono il Campidoglio il 6 gennaio 2021 vada intesa da tutti i “sudditi” come una spugna capace di cancellare la storia. Di cancellarla e di riscriverla a vantaggio di chi comanda ora.
Preoccupazione e orgoglio
È questo l’aspetto davvero preoccupante di una vicenda all’apparenza tanto banale. Ignaro di quanto insegna la storia, il nuovo sedicente padrone “dell’emisfero occidentale” vuole riscriverla tutta, a partire dai particolari che lo riguardano direttamente. Che si tenga stretta, dunque, la ridicola agiografia di Charlie Kirk, lo xenofobo isterico trasformato in principe del dialogo dopo la sua uccisione.
A noi, invece, sono cari la memoria e l’esempio di Lorenzo Valla, l’umanista che quasi seicento anni fa ebbe il coraggio di confutare la “Donazione di Costantino”, un atto che testimoniò agli occhi del mondo – proprio per la falsità che rivelò – quanto sia smisurata la protervia del potere.
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Stefano Lamorgese (Roma, 1966) è un giornalista di formazione umanistica. Alla Rai dal 1990, ha lavorato per TG3, Rai International, Rai2 e Rainews24. Dal 2017 fa parte della redazione di Report/Rai3. Ha insegnato linguaggi multimediali e cultura digitale presso le università di Urbino, Ferrara e Perugia. È Vicepresidente dell'Associazione Amici di Roberto Morrione, che promuove dal 2011 il Premio giornalistico omonimo, dedicato agli Under30. Storico per passione, ha pubblicato con NewtonCompton "I signori di Roma" (2015).