La Cura del Vero

Costituzione, Giustizia e diritti. Referendum: da Padova un appello al voto

Ieri, 8 febbraio, al Centro Congressi di Padova si è tenuto un incontro pubblico promosso dal Partito Democratico con la segretaria Elly Schlein, dedicato al referendum costituzionale sulla giustizia, che si svolgerà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.
Gli elettori saranno chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, modificando alcuni articoli della Costituzione relativi all’ordinamento della magistratura. Trattandosi di un referendum costituzionale confermativo, non è previsto alcun quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero di votanti. Questo significa che chi va a votare decide per tutti, mentre l’astensione non blocca la riforma.
Uno dei messaggi centrali emersi dall’incontro è stato chiaro: questa riforma non riguarda solo i magistrati, ma tutti i cittadini, in particolare chi ha meno strumenti per difendere i propri diritti. Magistrati, giuristi e rappresentanti politici hanno richiamato esempi concreti: chi difende il diritto alla salute quando l’inquinamento prodotto dalle grandi industrie mette a rischio interi territori? Chi tutela i piccoli risparmiatori nei casi di crisi bancarie? Chi protegge i lavoratori quando le filiere produttive comprimono salari e diritti?
La risposta condivisa è stata una sola: serve una magistratura autonoma e indipendente dalla politica.
Questo principio è alla base della Costituzione italiana. Dopo l’esperienza del fascismo, i Padri costituenti vollero garantire che i giudici potessero applicare la legge senza subire pressioni dal potere politico. Per questo istituirono il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di autogoverno incaricato di tutelare l’indipendenza della magistratura.
Secondo i relatori, la riforma oggi sottoposta a referendum rompe questo equilibrio costituzionale: separa le carriere e ridefinisce il funzionamento del CSM, riducendo le garanzie previste dalla Carta. Su questo punto è intervenuto il magistrato Giorgio Falcone, coordinatore del comitato veneto “Giusto dire No”, che ha respinto con forza l’accusa di “toghe rosse”: «L’unico rosso – ha dichiarato – è il sangue dei magistrati uccisi per aver fatto il loro dovere».
Nel corso del dibattito è stato sottolineato anche un altro nodo cruciale: il peso degli indecisi e degli indifferenti. Non solo chi è contrario o favorevole alla riforma, ma soprattutto chi non ha ancora un’opinione o pensa che “tanto non cambia nulla”. È stato ricordato come, in assenza di quorum, l’indifferenza diventi una scelta che incide, perché lascia ad altri il potere di modificare la Costituzione. Da qui l’appello a uscire dai luoghi tradizionali della politica e andare nei mercati, nelle piazze, nei quartieri, per spiegare nel modo più semplice possibile cosa si vota e perché riguarda tutti.
Prima dell’intervento di Schlein hanno preso la parola altri ospiti. Emma Ruzzon, presidente del Consiglio degli studenti dell’Università di Padova, ha acceso i riflettori su un tema spesso trascurato: le difficoltà concrete di studenti e lavoratori fuori sede nell’esercizio del diritto di voto.
Molti giovani studiano o lavorano lontano dal Comune di residenza e, in assenza di strumenti di voto a distanza realmente accessibili, sono costretti a sostenere costi elevati per rientrare o a rinunciare del tutto al voto. Una condizione che colpisce soprattutto chi ha meno risorse economiche e che alimenta ulteriormente sfiducia e astensione.
È intervenuto poi Andrea Martella, segretario regionale del Partito Democratico, che ha ribadito la necessità di una mobilitazione diffusa e capillare. Martella ha ricordato che in questo referendum non esiste quorum e che quindi ogni singolo voto pesa, soprattutto in un contesto di crescente disaffezione.
L’europarlamentare Alessandro Zan ha denunciato una tendenza del governo a concentrare sempre più potere nell’esecutivo, scaricando responsabilità politiche su magistratura e opposizioni e indebolendo i contrappesi democratici previsti dalla Costituzione.
A intervenire è stata anche Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici, che ha parlato del distacco crescente tra istituzioni e una parte del Paese che non vota più perché non si sente rappresentata, sottolineando come la sfida del referendum sia anche quella di riconquistare chi oggi è indeciso o indifferente.
Nel suo intervento conclusivo, Elly Schlein ha spiegato le ragioni del “No”. «Questa non è una riforma che migliora la giustizia – ha affermato – perché non riduce la durata dei processi e non migliora l’accesso alla giustizia per i cittadini». I problemi reali restano irrisolti: la mancata stabilizzazione di circa 12.000 precari del sistema giudiziario, il sovraffollamento delle carceri, il ricorso insufficiente alle misure alternative alla detenzione e un numero drammatico di suicidi tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria, criticità riconosciute anche dal ministro della Giustizia Nordio.
Schlein ha inoltre chiarito che la separazione delle carriere non risponde ai problemi concreti del sistema, ricordando che già con la riforma Cartabia esistono forti limiti al passaggio di ruolo tra magistrati. I numeri lo dimostrano: su circa 9.000 magistrati in Italia, solo poche decine hanno cambiato funzione. «Se non risolve i problemi reali – ha concluso – a chi serve davvero questa riforma?».
Il messaggio finale dell’incontro è stato netto: la democrazia funziona solo se i poteri si controllano a vicenda, ma funziona davvero solo se i cittadini partecipano. Difendere l’equilibrio costituzionale oggi significa anche andare a votare il 22 e 23 marzo 2026, informarsi e non lasciare che siano l’indifferenza e la disinformazione a decidere al posto nostro.

  • Sara Santilli

    Psicologa-psicoterapeuta perfezionata in Psicologia dell'orientamento alle scelte scolastico-professionali e ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell'Università di Padova. Docente di "Psicologia dell'inclusione e della sostenibilità sociale" e di "Career Counselling e orientamento professionale in contesto multiculturale". Dal 2009 collabora con il Laboratorio La.R.I.O.S. all'organizzazione e all'attuazione di progetti di orientamento, e alla realizzazione di ricerche relative al tema delle vulnerabilità, dell'orientamento e dell'inclusione lavorativa. È membro del comitato direttivo del Laboratorio La.R.I.O.S., vicepresidente della Società Italiana di Orientamento (SIO) ed è membro dell'Advisory Board dell'International Journal for Educational and Vocational Guidance. Attualmente è coordinatrice del progetto europeo Equi-T (sistema europeo di sviluppo della qualità per l'educazione inclusiva e la formazione degli insegnanti).

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