La democrazia, richiamando Bobbio, è uno spazio di confronto e di tensione continua tra due valori fondamentali: libertà e uguaglianza. Sono entrambi valori positivi, ma non coincidono necessariamente. La libertà può spingere verso l’autonomia individuale. L’uguaglianza richiama invece la necessità di garantire condizioni che permettano a tutti e tutte di partecipare realmente alla vita sociale. La democrazia nasce quindi dalla ricerca di un equilibrio tra questi due principi. Non è un equilibrio definitivo. È un processo continuo, che richiede confronto, conflitto, negoziazione e ricerca di nuovi punti di equilibrio. Il conflitto quindo non va considerato qualcosa in assoluto di negativo. l lotta per ciò che riteniamo importante può essere una componente preziosa della vita democratica. Il conflitto permette infatti di rendere visibili interessi diversi, mettere in discussione gli equilibri esistenti, far emergere nuove domande sociali, cercare soluzioni più avanzate. Una democrazia viva, quindi, non elimina il conflitto: lo rende possibile senza trasformarlo in sopraffazione.
La libertà non ha un’unica definizione. Nella nostra società spesso viene pensata e agita come possibilità di fare ciò che si vuole, senza limiti e senza regole ed in larga parte associata alla cultura neoliberista. In questa concezione l’individuo viene posto al centro. Essere liberi significa avere il minor numero possibile di vincoli. Applicata all’economia può significare, libertà di impresa, libertà di investimento, libertà di movimento dei capitali, libertà di accumulare ricchezza, riduzione delle regole pubbliche. Il problema nasce quando la libertà di alcuni riduce concretamente quella degli altri. Una libertà senza limiti può infatti essere esercitata soprattutto da chi dispone di maggiori risorse economiche, sociali e culturali e rischia, nelle parole di Laura Nota, di “cucire la bocca all’uguaglianza”. Quando accade, viene meno il confronto tra i due principi: libertà economica e uguaglianza
La libertà economica viene riconosciuta come un valore. Ma non può essere considerata isolatamente. La domanda diventa: quanta libertà economica è compatibile con una società nella quale anche gli altri possono essere realmente liberi? Se la libertà economica permette a pochi di accumulare un potere tale da limitare le opportunità degli altri, il rapporto tra libertà e uguaglianza si rompe. Per questo la democrazia richiede continuamente di definire: regole, limiti, diritti, responsabilità. forme di redistribuzione. Nessuno chiede di scegliere tra libertà e uguaglianza, bensì di impedire che una delle due cancelli l’altra.
L’idea di libertà ricavata da studi riferiti a culture non occidentali è una costruzione sociale e non una proprietà dell’individuo. Essere liberi significa vivere dentro una collettività nella quale esistono condizioni di armonia, relazioni equilibrate e possibilità di partecipare al bene comune. E di conseguenza la libertà individuale esiste pienamente soltanto dentro una comunità capace di garantire condizioni di libertà a tutti. Questa concezione assegna un ruolo centrale alla comunità e alle istituzioni: il governo della società dovrebbe favorire il bene collettivo e chi possiede ruoli di potere deve utilizzare quel potere a favore della comunità. Se il potere viene esercitato contro il bene collettivo, perde la propria legittimità. La libertà non coincide quindi con l’assenza assoluta di vincoli. Può richiedere, al contrario, regole capaci di impedire che qualcuno utilizzi la propria libertà per danneggiare gli altri.
Libertà formale e libertà effettiva
Una persona può formalmente essere libera di scegliere. Ma nei fatti quanto è libera se: non ha un’abitazione, non riesce a nutrirsi adeguatamente, non ha accesso alle cure; non può studiare, non dispone delle risorse necessarie per esercitare una scelta? Da qui nasce il riferimento al “regno della necessità”: rima di poter esercitare pienamente la libertà, devono essere soddisfatti almeno alcuni bisogni fondamentali. Nota sottolinea quindi che non basta poter scegliere. Bisogna anche avere le condizioni materiali per poter scegliere davvero.
La libertà come relazione mette in discussione l’idea di un individuo completamente autonomo. La libertà cioè dipende anche dalle relazioni con le altre persone, con la società, con l’ambiente, con la natura, con le condizioni economiche e culturali. La libertà diventa quindi un processo in continua evoluzione, e non qualcosa che l’individuo possiede una volta per tutte.
Libertà e uguaglianza devono continuare a parlarsi, continua Nota, perché quando libertà e uguaglianza smettono di dialogare, la democrazia si impoverisce. Una libertà senza uguaglianza rischia di diventare privilegio. Un’uguaglianza che cancellasse ogni libertà individuale perderebbe invece una componente essenziale della democrazia. La sfida democratica consiste nel continuare a cercare nuovi equilibri.
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Componente della giunta esecutiva della Federazione Nazionale Stampa Italiana, dal 2017 è segretaria regionale del Sindacato giornalisti Veneto. Membro del comitato direttivo dei i due corsi di Alta Formazione ‘La passione per la verità e la costruzione di contesti inclusivi’ organizzati con l’Università di Padova e insieme a FNSI, Articolo 21, Sindacato Giornalisti del Veneto. Giornalista con la passione del linguaggio e del suo utilizzo nella pratica quotidiana di chi fa informazione. Impegnata nella difesa dei diritti dentro e fuori le redazioni. È fra le ideatrici e promotrici del Manifesto di Venezia, una delle “carte” di autoregolamentazione della categoria contro la discriminazione di genere e la violenza sulle donne attraverso parole e immagini. Cronista di nera del Gazzettino dal 2004 ha documentato, fra le altre, le inchieste dello scandalo Mose e dell’infiltrazione camorristica nel Veneto orientale. In precedenza libera professionista nei diversi ambiti della comunicazione.