Un provvedimento deciso a Washington può impedire a una persona che vive in Europa di aprire un conto corrente, utilizzare una carta di credito o accedere a servizi digitali essenziali. I casi di Francesca Albanese, del giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou e del collettivo Autistici/Inventati mostrano fino a che punto il controllo delle infrastrutture finanziarie e digitali possa trasformarsi in potere extraterritoriale. Al centro ci sono Ofac, dollaro, banche corrispondenti e sistemi di pagamento. Ma, contrariamente a quanto spesso si pensa, Swift non è americano.
Che cos’è Swift
Swift – Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – è la grande rete attraverso la quale banche e istituzioni finanziarie si scambiano in maniera standardizzata e sicura le istruzioni necessarie per eseguire operazioni finanziarie internazionali. SWIFT non trasferisce materialmente il denaro. Trasferisce messaggi. Non detiene i fondi e non gestisce i conti dei clienti. Collega oltre 11mila istituzioni finanziarie in più di 200 Paesi e territori permettendo loro di comunicare in modo uniforme. Swift non è americano. È una cooperativa con sede in Belgio e, proprio perché sottoposta al diritto belga ed europeo, afferma esplicitamente di non avere il potere autonomo di decidere chi sanzionare: deve applicare le norme vincolanti cui è soggetta. Dove sta allora il potere americano? Deriva dall’intreccio di diversi fattori. Il primo è il dollaro, ancora centrale nei pagamenti, nelle riserve internazionali e nel commercio mondiale. Molte transazioni in dollari, anche quando non coinvolgono direttamente un cliente americano, finiscono per transitare attraverso banche corrispondenti con legami con gli Stati Uniti. Il secondo è l’Ofac, l’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro americano. Ofac può inserire persone e organizzazioni nella Specially Designated Nationals and Blocked Persons List, la cosiddetta Sdn List. Per i soggetti statunitensi, le conseguenze sono dirette: beni e interessi patrimoniali riconducibili alle persone designate vengono bloccati e, salvo autorizzazioni specifiche, è vietato effettuare transazioni con loro. Il vero moltiplicatore del potere americano sono le sanzioni secondarie e il rischio che esse rappresentano per operatori non statunitensi. Una banca europea può non essere giuridicamente obbligata dalla normativa europea ad applicare una determinata sanzione americana. Ma deve chiedersi: cosa succede se gli Stati Uniti mi impediscono di effettuare operazioni in dollari? Cosa accade se perdo le relazioni con banche corrispondenti americane? O se altri intermediari, per paura di essere coinvolti, interrompono i rapporti con me? È qui che la norma americana acquista una capacità di azione molto più ampia dei confini degli Stati Uniti.
Il caso di Francesca Albanese
La relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese è stata inserita nelle liste Ofac nell’ambito del programma statunitense di sanzioni collegato alla Corte penale internazionale. La sua presenza nella Sdn List è registrata ufficialmente dall’Ofac. Dopo avere avuto problemi di accesso ai propri servizi bancari negli Stati Uniti, Albanese (che ha la doppia cittadinanza italiana e statunitense) si è rivolta a Banca Etica chiedendo di poter aprire un conto in Italia. Banca Etica ha spiegato che aprire quel conto non era vietato dalla legge italiana o europea, ma che aveva deciso di non farlo per il rischio concreto di sanzioni secondarie americane capaci di compromettere l’operatività della banca e dei suoi clienti. Tradotto significa che il costo economico dell’eventuale disobbedienza può essere talmente alto da indurre l’intermediario ad adeguarsi comunque.
Il caso di Nicolas Guillou
Il giudice francese della Corte penale internazionale Nicolas Guillou il 20 agosto del 2025 l’Ofac lo ha formalmente inserito nella Sdn List insieme ad altri funzionari della Cpi Guillou aveva fatto parte del collegio della Corte che nel novembre 2024 aveva emesso i mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e contro l’umanità. Ma è ciò che è accaduto dopo a mostrare l’estensione concreta del potere sanzionatorio. Guillou si sarebbe ritrovato senza accesso a WhatsApp e a servizi Google e Meta; sarebbero stati chiusi o resi inutilizzabili account Amazon, PayPal e Airbnb, bloccate carte di pagamento e limitata anche l’operatività bancaria in Francia. Il punto, allora, supera largamente Swift. Finanza e tecnologia diventano due facce della stessa dipendenza come ci ha spiegato Roberto Reale. Se banca, carta di credito, sistema di pagamento, posta elettronica, cloud, piattaforma commerciale e strumenti di comunicazione appartengono direttamente o indirettamente a società che devono rispettare la normativa statunitense, l’esclusione può coinvolgere simultaneamente quasi ogni dimensione della vita quotidiana. Non puoi pagare, non puoi ricevere pagamenti, non puoi utilizzare determinati servizi, non puoi prenotare, non puoi acquistare, non puoi usare alcuni strumenti di comunicazione e lavoro (mail, ricerche in Internet..) La questione assume una dimensione che investe l’esercizio concreto delle libertà individuali. Padre Paolo Benanti, francescano, unico italiano membro del Comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite e presidente della Commissione sull’intelligenza artificiale per l’informazione del Dipartimento informazione ed editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha paragonato tale vicenda, per gravità e conseguenze dirette sull’individuo, all’interdetto che colpì il filosofo Spinoza, espulso dalla comunità ebraica e maledetto in eterno.
Il caso del collettivo Autistici/Inventati
Autistici/Inventati è collettivo italiano che offre servizi informatici, hosting e strumenti di comunicazione indipendenti. Il 26 agosto 2026 Ofac ha inserito l’organizzazione nella Sdn List nell’ambito delle misure statunitensi contro quelli che Washington definisce network terroristici violenti di estrema sinistra. L’atto americano indica espressamente anche il rischio di secondary sanctions. Autistici/Inventati ha respinto le accuse. Il caso ha investito direttamente Banca Etica, presso la quale l’organizzazione aveva un conto dal 2018. La banca ha spiegato che quel rapporto non aveva in precedenza prodotto particolari criticità sotto il profilo antiriciclaggio, ma che dopo l’inserimento nella lista Ofacè stata costretta ad aumentare il profilo di rischio e a sospendere l’operatività, prospettando la successiva chiusura del conto. Autistici/Inventati ha contestato quella decisione e ha avviato anche un’iniziativa giudiziaria. Alessandro Volpi inviata a riflettere su quanto possa essere realmente autonoma una banca europea se quando continua a servire un determinato cliente può mettere a rischio i suoi rapporti con l’intero ecosistema finanziario internazionale. E sottolinea che le sanzioni che hanno colpito il collettivo che operava in open soucers (senza trattenere i dati) risultano ancora più pesanti perché sono giunte a congelarne pure i depositi bancari.
Nel mirino l’intera Corte penale internazionale
Il 22 settembre 2026, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Donald Trump ha attaccato duramente la Corte penale internazionale e ha invitato i Paesi che ne fanno parte a uscirne. Reuters ha riferito che l’amministrazione Trump sta preparando sanzioni estese alla Corte nel suo complesso, non più soltanto a singoli giudici o procuratori. Secondo le fonti citate dall’agenzia, le misure potrebbero impedire a persone e società statunitensi di avere rapporti economici con l’istituzione e potrebbero colpire servizi finanziari, informatici, assicurativi e fornitori. Al 23 settembre 2026 non risulta ancora una designazione formale dell’intera Corte penale internazionale nelle liste Ofac.
Il problema è democratico
Il problema non è solo economico, ma ben più democratico. Questi casi. Come, illustrato tanto da Volpi quanto da Reale, mostrano una conseguenza della finanziarizzazione che raramente viene discussa. Avere un conto corrente, una carta di pagamento e accesso ai servizi digitali non è più un elemento accessorio della vita. È una delle condizioni materiali per partecipare alla società: lavorare, pagare l’affitto, acquistare un biglietto, prenotare un albergo, ricevere uno stipendio, utilizzare un telefono, gestire la posta elettronica. Quando l’accesso a queste infrastrutture può essere compromesso da una decisione presa da un’autorità di un altro Stato, nasce un problema di sovranità e di libertà individuale. Ed è significativo che la questione non riguardi solo chi viene materialmente sanzionato: coinvolge la banca che vorrebbe servirlo, il fornitore che vorrebbe mantenergli un account, l’impresa che vorrebbe continuare a intrattenere rapporti commerciali. La potenza della sanzione dipende da questo effetto moltiplicatore: non colpisce il mero destinatario, induce tutti gli altri a isolarlo, come fosse un appestato.
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Componente della giunta esecutiva della Federazione Nazionale Stampa Italiana, dal 2017 è segretaria regionale del Sindacato giornalisti Veneto. Membro del comitato direttivo dei i due corsi di Alta Formazione ‘La passione per la verità e la costruzione di contesti inclusivi’ organizzati con l’Università di Padova e insieme a FNSI, Articolo 21, Sindacato Giornalisti del Veneto. Giornalista con la passione del linguaggio e del suo utilizzo nella pratica quotidiana di chi fa informazione. Impegnata nella difesa dei diritti dentro e fuori le redazioni. È fra le ideatrici e promotrici del Manifesto di Venezia, una delle “carte” di autoregolamentazione della categoria contro la discriminazione di genere e la violenza sulle donne attraverso parole e immagini. Cronista di nera del Gazzettino dal 2004 ha documentato, fra le altre, le inchieste dello scandalo Mose e dell’infiltrazione camorristica nel Veneto orientale. In precedenza libera professionista nei diversi ambiti della comunicazione.