Lorenzo Salgado Araujo, imprenditore edile di origine messicana, aveva 52 anni e tre figli cittadini statunitensi. Incensurato, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco il 7 luglio 2026 a Houston, in Texas, durante un’operazione dell’ICE, la famigerata milizia antimmigrazione. Con lui possiamo citare Renee Good e Alex Pretti, entrambi di 37 anni, cittadini americani solidali con le persone perseguitate da ICE, colpiti a morte durante “l’assedio di Minneapolis” voluto dall’amministrazione Trump contro la resistenza del Minnesota alla sua caccia agli immigrati illegali. Quante siano poi in tutto le vittime dei miliziani non lo si sa esattamente, non ci sono numeri ufficiali su quanto accade nei centri di detenzione, si presume però siano una sessantina.
Ricordare questi nomi e queste vite stroncate è rendere un dovuto omaggio a chi ha pagato il prezzo più alto in questi due anni di dominio quasi assoluto di Trump nella vita pubblica americana. Una stagione segnata da una brutalità senza precedenti nel paese guida del cosiddetto Occidente. Il Presidente ha avuto dalla sua una corte di miliardari della Silicon Valley e del settore finanza e tecnologia. Questi oligarchi lo hanno spalleggiato fino all’ultimo. Elon Musk ha speso intorno ai 500 milioni di dollari per sostenere, in primo luogo in Texas dove si è trasferito, i candidati repubblicani. Gli è andata male, proprio il suo nuovo Stato è diventato il territorio simbolo della bruciante sconfitta del Presidente in carica.
Alla guida del Texas è stata eletta una democratica, Gina Hinojosa, la prima governatrice di origine messicana della storia del paese. Contemporaneamente ha conquistato il seggio del Senato il giovane democratico James Talarico, 37 anni, che molti vedono protagonista nel prossimo futuro a livello nazionale, come uno dei potenziali aspiranti alla Presidenza.
Sono molte le storie che si potrebbero raccontare. Fra queste quella di Abdul El-Sayed in Michigan, medico epidemiologo, divenuto col voto del 3 novembre il primo senatore USA di religione islamica. Con la sua consueta “eleganza” Trump aveva avuto modo di insultarlo più volte definendolo un Jihadista pazzo. Ma come storie conviene fermarsi qui, ce ne sarebbero troppe da riportare.
Nella notte, una delle più incredibili della storia elettorale americana, le tv hanno diffuso sondaggi illuminanti. Il 75% degli intervistati parlava del costo della vita come primo problema, di una realtà economica peggiorata. Molti si schieravano contro la guerra che ha fatto schizzare verso l’alto il prezzo dei carburanti, pochissimi dicevano che la questione immigrazione era stata trattata nel modo giusto. Altro elemento importante: a trainare il successo della opposizione sono state donne, giovani, e “minoranze” che questa volta sono andate a votare.
Cosa accadrà ora lo vedremo. Gli ultimi due anni sono stati un’autentica vergogna per il Congresso. Deputati e Senatori (la maggioranza era repubblicana) hanno rinunciato a difendere le proprie prerogative, ad esempio in materia di dazi e tariffe. Su questo punto ora cambia tutto, le due Camere sono saldamente nelle mani di chi si oppone a Trump. Lui resta in carica fino al 2028 (salvo sorprese). “Un’anatra zoppa impazzita” come dice qualcuno? Forse riproverà a far cambiare il nome persino all’Oceano Atlantico, forse sono da temere nuove avventure belliche, nel nome del Nobel per la pace. Che fine farà il Ministro della Guerra Hegseth che voleva fucilare in pubblico un attentatore in carrozzina non lo sappiamo.
Ma il punto oggi è un altro. A quelli che hanno resistito nei momenti peggiori (anche fra i giornalisti USA ce ne sono di ammirevoli) va riconosciuto a alta voce che la loro azione è stata preziosa, hanno tenuto accesa una fiaccola, ci indicano una strada (da noi se ne vedono meno di luci nei media). Poi va detto, lo insegna la storia, che non bisogna mai rinunciare a battersi. Anche quando brutalità e sopraffazione sembrano invincibili l’umanità può riemergere, c’è sempre la “talpa della speranza” che scava. Il 3 novembre il sovranismo che include alcuni e esclude gli altri insieme al darwinismo sociale (quello scientifico è una cosa seria) hanno subito un duro colpo. Se qualcuno saprà raccogliere il testimone, con un po’ di credibilità, gli effetti si potranno vedere anche da noi.
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Giornalista e scrittore. Caporedattore alla Rai del Veneto, successivamente vicedirettore della Testata Giornalistica Regionale, del Tg3 e di Rainews 24.
Qui ha curato “Scenari l’Inchiesta Web”, settimanale di approfondimento sull’attualità che, per la prima volta in Italia, ha proposto in televisione un lavoro di indagine giornalistica a livello europeo/globale realizzato integralmente sui big data e gli archivi Web.
Studia l’evoluzione tecnologica e i comportamenti dei media e gli effetti concreti che nuovi strumenti digitali hanno sulla società con particolare attenzione ai temi legati a cittadinanza e democrazia. Docente di Comunicazione e componente del Coordinamento Laboratorio La Cura del Vero
Fra le sue Pubblicazioni:
° Non sparate ai giornalisti. Iraq: la guerra che ha cambiato il modo di raccontare la guerra,
Roma, Nutrimenti, 2003.
° Ultime Notizie. Indagine sulla crisi dell’informazione in Occidente. I rischi per la
democrazia , Roma, Nutrimenti, 2005.
° Doppi Giochi. Pechino 2008. Le altre Olimpiadi contro la censura, per i diritti umani,
Trento Edizioni Stella 2008
° L’ecosistema informazione, senza cura per la verità la democrazia muore in AAVV La Passione per la Verità Franco Angeli 2020
° Aver cura del Vero Come informare e far crescere una società inclusiva
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