La Cura del Vero

L’atomica di Macron


Il Presidente francese Macron ha pronunciato ieri un solenne discorso alla nazione. Ha annunciato la nuova strategia di deterrenza nucleare adottata dalla Francia, fondata sull’incremento delle testate atomiche (la cui quantità non verrà più resa nota) e sulla cooperazione con altri stati europei, partner del progetto. Primi arrivano Germania e Regno Unito. Poi ci saranno anche Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca. Pezzi di Unione Europea, soltanto pezzi. L’Italia? Non c’è.

Sproporzioni simboliche
Macron ha parlato da un piccolo palco bianco, pochi gradini ai suoi lati, il tricolore e la bandiera dell’Unione Europea alle spalle. Schierati di fronte a lui, i membri del governo e i rappresentanti della difesa, guidati per l’occasione dalla marina che faceva gli onori di casa.

Forse il palco non era tanto piccolo, ma appariva minuscolo; perché tutto è avvenuto all’interno di una gigantesca struttura di cemento armato che protegge e nasconde la darsena nella quale giaceva, in attesa dell’acqua, un enorme sottomarino grigio scuro, nuovo fiammante.

Con assoluta discrezione
«Tra pochi giorni» ha annunciato il Presidente «il sottomarino lanciamissili balistici a propulsione nucleare Le Téméraire, che si trova di fronte a voi, salperà. Scomparirà con assoluta discrezione e, dal profondo, svolgerà pienamente il suo ruolo di supremo guardiano della nostra libertà d’azione e della nostra indipendenza».

La struttura militare, teatro di questa esibizione muscolare, sorge nell’Île Longue, estremo lembo della Bretagna, di fronte alla città di Brest: “cathédrale de notre souveraineté”, l’ha definita Macron. Benché in Francia non manchino le vere cattedrali, trionfo architettonico di epoche ormai remote, le parole del Presidente contengono una rivelazione: oggi le cattedre non sono più nelle chiese; i celebranti, come lui, pongono i loro troni negli arsenali e i sommergibili nucleari sono “le pietre angolari della strategia della difesa”. Testuale.

Minacce e necessità
Il discorso è stato lungo e si è sviluppato seguendo due linee narrative: da un lato le minacce che oscurano l’orizzonte della Francia e dell’Europa. Corea del Nord, Cina, Russia: il nemico è alle porte, «le certezze vacillano, in cui gli avversari diventano più audaci» e poi c’è «l’Iran in possesso di capacità nucleari e balistiche che non sono ancora state distrutte». Testuale anche questo: parole di Macron che sembrano provenire da lontano.

Una serie di affermazioni che servono a giustificare, spiegare e rivendicare l’altra linea di pensiero seguita da Macron: la necessità di riarmarsi, ammodernare gli arsenali (nucleari e convenzionali), assumersi le responsabilità che competono a una potenza nucleare com’è la Francia. Perché? Perché «la deterrenza è e deve rimanere un principio francese inviolabile». Un principio francese, avez-vous compris?

La bomba, mon amour
«Il nostro Paese possiede quest’arma straordinaria, l’arma nucleare, e ne fa il fondamento della sua sicurezza. La catena di comando è perfettamente chiara e la decisione finale spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica». Lo ha detto davvero. E non è finita qui.

Emmanuel Machiavellì?
«In questo mondo pericoloso e instabile» ha spiegato Macron in un momento davvero topico del suo discorso «per essere liberi bisogna essere temuti. Ne sono convinto». E poi il presidente s’è esaltato, lasciandosi trascinare dalla solennità dell’evento militare.

«Un solo dei nostri sottomarini» ha dichiarato «ha una potenza d’attacco equivalente alla somma di tutte le bombe sganciate sull’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. È quasi mille volte la potenza delle prime bombe nucleari». Sembrava in trance, pronunciando queste parole.

Non dobbiamo aver paura.
«È un discorso di sfacciata potenza al servizio della pace quello che vengo a pronunciarvi oggi», aveva detto il presidente. Meno male che non era al servizio della guerra, perché sinceramente le sue parole – pronunciate all’interno di un’enorme bara di cemento – suonavano tetre come poche altre.

***

Il discorso integrale di Macron
Testo: https://www.elysee.fr/emmanuel-macron/2026/03/02/deplacement-sur-la-base-operationnelle-de-lile-longue
Video: https://youtu.be/cRdbUQaOOqY

  • Stefano Lamorgese

    Stefano Lamorgese (Roma, 1966) è un giornalista di formazione umanistica. Alla Rai dal 1990, ha lavorato per TG3, Rai International, Rai2 e Rainews24. Dal 2017 fa parte della redazione di Report/Rai3. Ha insegnato linguaggi multimediali e cultura digitale presso le università di Urbino, Ferrara e Perugia. È Vicepresidente dell'Associazione Amici di Roberto Morrione, che promuove dal 2011 il Premio giornalistico omonimo, dedicato agli Under30. Storico per passione, ha pubblicato con NewtonCompton "I signori di Roma" (2015).

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