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La Cura del Vero

Salute di prossimità: cosa rivela la valutazione del Servizio sanitario delle Cep

A cura di Luca Marabese

Il Servizio sanitario delle Cucine Economiche Popolari è uno degli spazi più discreti e al tempo stesso più significativi della vita quotidiana delle Cep. Un presidio piccolo, volutamente essenziale, che ogni giorno diventa per molte persone un punto di cura, di orientamento e di riconoscimento. Una medicazione, un controllo, una spiegazione paziente: gesti semplici che, ripetuti nel tempo, compongono un’idea di salute come relazione, fiducia e possibilità.

La valutazione realizzata quest’anno nasce dall’esigenza di dare forma a ciò che spesso resta implicito. L’obiettivo era chiaro: capire chi frequenta l’ambulatorio, cosa vi accade, quali impatti produce e quali bisogni emergono. Per farlo abbiamo scelto strumenti diretti e concreti: questionari rivolti agli utenti, questionari rivolti ai volontari sanitari e una ricostruzione della catena del valore del servizio. Un metodo semplice ma rigoroso, capace di restituire uno sguardo fedele sulla realtà.

Chi arriva all’ambulatorio e cosa vi trova

La popolazione che si rivolge al servizio sanitario delle Cep è eterogenea per età e provenienze, ma accomunata da una vulnerabilità profonda. Precarietà abitativa, solitudine, percorsi migratori complessi, difficoltà linguistiche, assenza di continuità nelle cure: sono tratti ricorrenti nelle storie di chi varca quella porta.

Molti arrivano dopo lunghi periodi senza un riferimento sanitario stabile. Le condizioni cliniche riflettono questa discontinuità: patologie croniche non monitorate, problemi respiratori e dermatologici, dolori legati alla vita in strada, traumi minori trascurati. L’ambulatorio interviene principalmente sul primo livello — medicazioni, controlli, interpretazione di sintomi, gestione di piccole urgenze — ma soprattutto offre orientamento e accompagna verso percorsi più strutturati.

Un elemento centrale è la relazione. I questionari mostrano che quasi la totalità degli utenti si sente accolta con rispetto, ascoltata, messa nelle condizioni di capire ciò che accade. È un dato prezioso, perché nei contesti di marginalità la comprensione è già una forma di cura: permette di riconoscere un segnale, chiedere aiuto, evitare aggravamenti.

Anche il personale sanitario volontario conferma questa lettura. I medici e gli infermieri descrivono l’ambulatorio come uno spazio essenziale per chi non riesce a mantenere un contatto regolare con i servizi ordinari. Valorizzano la dimensione educativa dell’ascolto e riconoscono la necessità di competenze specifiche nella gestione della marginalità estrema. Al tempo stesso segnalano alcuni limiti strutturali — spazi contenuti, dotazioni migliorabili, casi complessi — che richiedono attenzione nei prossimi anni.

Cosa produce il servizio e quali prospettive apre

La ricostruzione della catena del valore aiuta a cogliere ciò che avviene al di là delle singole prestazioni. Gli input del servizio — tempo dei volontari, materiali, coordinamento, competenze — diventano attività quotidiane che generano output misurabili: visite, medicazioni, monitoraggi, orientamenti. Da qui si sviluppano outcome più profondi: stabilizzazione delle condizioni di salute, maggiore consapevolezza, accessi più tempestivi ai servizi, crescita della fiducia.

È proprio la fiducia a rappresentare il filo rosso dell’intero report. La fiducia permette alle persone di tornare; permette ai volontari sanitari di leggere i cambiamenti; permette ai percorsi, anche fragili, di prendere forma. È una dimensione intangibile, ma decisiva per chi vive ai margini.

Guardando al futuro, emergono alcune direzioni chiare: spazi più adeguati, dotazioni più stabili, una presa in carico coordinata dei casi complessi, percorsi formativi specifici per chi opera nella prossimità sanitaria. Sono aspetti che non chiedono trasformazioni radicali, ma scelte graduali e mirate, capaci di rafforzare un servizio che negli anni è diventato sempre più riconosciuto e atteso.

Il report si chiude con una consapevolezza semplice e preziosa: il servizio sanitario delle Cep è un presidio comunitario. È un luogo che integra cura clinica e cura relazionale, e che restituisce continuità a chi spesso vive nella discontinuità. Ogni ascolto, ogni gesto tecnico, ogni orientamento costruisce un pezzo di possibilità.

Quando la prossimità diventa cura, genera valore umano e sociale. Per questo l’ambulatorio continua a rappresentare uno spazio necessario: una soglia accessibile verso la salute, un punto fermo nella fragilità, un frammento di dignità quotidiana.

Scarica il report completo:
https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2025/05/valutazione-Servizio-sanitario-delle-Cep-1.pdf

  • Redazione

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