La Cura del Vero

Governare i conflitti: un cammino di amicizia sociale per i tempi che viviamo

In un’epoca attraversata da guerre, fratture e tensioni che minano la fiducia reciproca, parlare di governare i conflitti significa tornare all’essenziale del vivere civile e comunitario. La sfida non è soltanto quella di evitare gli scontri, ma di comprenderli, trasformarli e farne occasione di crescita collettiva. Da questa consapevolezza è partito, l’11 settembre, il nuovo corso della Scuola di Pastorale Sociale, presieduto da suor Francesca Fiorese e diretto dal sociologo Luigi Gui (Università di Trieste), dedicato proprio al tema “Governare i conflitti”, con un riferimento esplicito all’enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti e al suo invito a costruire amicizia sociale.

In apertura, don Luca Facco, vicario episcopale per i rapporti con il territorio, ha richiamato la necessità di una fede incarnata, capace di misurarsi con il reale. Ha sottolineato l’importanza di una presenza trasversale, che sappia costruire spazi di confronto autentico, e ha ricordato l’esperienza di dialogo avviata con molti sindaci del territorio, esempio concreto di una pastorale che incontra la vita civile e politica.

Nel suo intervento introduttivo, suor Francesca Fiorese responsabile dell’Ufficio per la pastorale sociale e il lavoro, ha spiegato come il verbo governare esprima un impegno più profondo e collettivo rispetto a una semplice “gestione” dei conflitti. Il corso, ha sottolineato, si rivolge a chi è già impegnato nel sociale o desidera esserlo, per formare una mentalità capace di prevenire e affrontare le tensioni politiche e comunitarie attraverso la logica dell’amicizia sociale. Governare, in questa prospettiva, significa assumere la responsabilità di custodire la convivenza, riconoscendo che i conflitti sono parte della condizione umana e che possono diventare fecondi se attraversati con consapevolezza e coraggio.

Luigi Gui, direttore del percorso di Formazione all’Impegno sociale e Politico e docente di Sociologia all’Università di Trieste, ha offerto una riflessione profonda sul “sé” e sull’incontro con l’altro. Ha osservato come la cultura contemporanea tenda a chiudere le persone in un “io totem”, autosufficiente e isolato, spingendo ciascuno a concepirsi come centro di attenzione ma anche come prigioniero del proprio individualismo. Il valore di sé, ha ricordato, si costruisce invece solo attraverso gli altri: l’altro non è una minaccia, ma il luogo in cui la nostra fragilità diventa consapevole e generativa. L’incontro autentico implica sempre un rischio, quello di non essere più gli stessi, ma anche la possibilità di diventare più umani.
Comprendere, in questa visione, significa “prendere con”, saper cogliere la prospettiva dell’altro per poterla poi condividere. Se non si è capaci di comprendere, l’accoglienza resta un contenimento, una chiusura mascherata da tolleranza. Ma quando si giunge davvero a comprendere, allora si può “dividere con”: non solo accogliere l’altro nel proprio spazio, ma costruire insieme uno spazio nuovo, in cui la diversità diventa reciprocità e non distanza. È in questo passaggio – dal semplice accogliere al condividere – che nasce il senso profondo dell’amicizia sociale.

Il tema è stato poi ampliato da Benedetto Zaccaria, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Padova, che ha ricostruito la lunga e complessa storia del governo dei conflitti sul piano mondiale. Dalle guerre di successione europee al fallimento della Società delle Nazioni, fino alla nascita dell’ONU, Zaccaria ha mostrato come la comunità internazionale sia ancora priva di un’autorità sovranazionale in grado di garantire la pace. Le Nazioni Unite, nate già come organo conflittuale, hanno dovuto fare i conti con i poteri di veto dei membri permanenti, che spesso hanno paralizzato ogni possibilità di azione. Eppure, ha sottolineato, il diritto internazionale rimane un baluardo prezioso contro l’arbitrio della forza, così come la società civile continua a svolgere un ruolo fondamentale nel richiamare i governi alla responsabilità e nel dare voce a chi non ha potere. Educare alla pace – ha aggiunto – è la forma più autentica di diplomazia preventiva.

Stefano Allievi, docente di Sociologia presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università di Padova, ha portato la riflessione sul piano della convivenza quotidiana e multiculturale. Ha ricordato come la società sia per sua natura plurale e come la pace non sia la regola ma l’eccezione. L’integrazione, ha spiegato, non elimina i conflitti ma li trasforma, perché ogni incontro autentico con la diversità rimette in discussione le identità. I conflitti più radicali, ha ricordato, non nascono tra mondi lontani, ma tra simili, all’interno delle stesse culture, famiglie e religioni. In questa prospettiva, governare i conflitti non significa annullarli, ma riconoscerli come dinamiche inevitabili e generative. Aprirsi all’altro comporta la perdita di controllo, ma è in quella vulnerabilità che la relazione diventa vera: solo chi accetta di cambiare, ha detto, può davvero vivere insieme.

Il corso “Governare i conflitti” proseguirà nei prossimi mesi come un laboratorio di pensiero e di formazione civile, volto a costruire una cultura della responsabilità e dell’incontro. In un tempo in cui la logica dello scontro sembra prevalere su quella del dialogo, la sfida è imparare a prevenire i conflitti riconoscendone le radici, e a costruire società capaci di amicizia sociale: quella dimensione, cioè, in cui la fraternità non è un sentimento, ma una pratica quotidiana di apertura, ascolto e condivisione. Un cammino lento, ma necessario, per ritrovare nell’altro non un avversario, ma un volto attraverso cui riscoprire se stessi.

Per saperne di più sulla scuola: fisp.diocesipadova.it

  • Sara Santilli

    Psicologa-psicoterapeuta perfezionata in Psicologia dell'orientamento alle scelte scolastico-professionali e ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell'Università di Padova. Docente di "Psicologia dell'inclusione e della sostenibilità sociale" e di "Career Counselling e orientamento professionale in contesto multiculturale". Dal 2009 collabora con il Laboratorio La.R.I.O.S. all'organizzazione e all'attuazione di progetti di orientamento, e alla realizzazione di ricerche relative al tema delle vulnerabilità, dell'orientamento e dell'inclusione lavorativa. È membro del comitato direttivo del Laboratorio La.R.I.O.S., vicepresidente della Società Italiana di Orientamento (SIO) ed è membro dell'Advisory Board dell'International Journal for Educational and Vocational Guidance. Attualmente è coordinatrice del progetto europeo Equi-T (sistema europeo di sviluppo della qualità per l'educazione inclusiva e la formazione degli insegnanti).

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