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La Cura del Vero

8 MARZO. Io, Tu, Noi e Altri. Siamo umanamente e comunemente terrestri.

A cura di Andrea Pastò – Banca del Tempo di Padova

Festeggiare l’8 marzo per le Banche del Tempo Italiane, esprime, non solo, la Gratitudine ai numerosi movimenti femminili che hanno rivendicato pari dignità, rispetto e valore, sociale, economico e politico per tutte le donne. Promuovendo altresì processi di emancipazione da arbitrarie e violente forme di oppressione e marginalizzazione, ingiustificabili per coloro che attribuiscono valore all’umanità.

Per noi Associati BdT, rappresenta infatti la data  di ufficializzazione pubblica della nostra presenza, della rilevanza della  proposta e del significativo e fondante contributo fornito dall’impegno femminile al sorgere, nel 1995 delle prime Banche del Tempo, nuove e culturalmente innovative realtà.

Ecco quindi promulgata l‘8 marzo 2000, la legge n°53 – “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”, che ha riconosciuto all’art. 27 il valore di interesse pubblico delle nostre azioni. Affermando, al comma 1 che:

Per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l’utilizzo dei servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l’estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di associazioni denominate “banche dei tempi”.

Tale coincidenza nella data, forse fortuita, comprende ad un tempo  pratiche antiche ed una significativa apertura delle stesse a prospettive ampie, ad orizzonti di prossimità che si allargano e si indirizzano ad una inclusione che ci comprende tutti, uomini, donne e…

Si tratta di una visione dai Tempi e Spazi che dilatano e arricchiscono il senso comune con tanto buon senso. Una visione che non si circoscrive, che apre ad una convivenza creativa e non escludente.

Così, ancorata all’esperienza della madre ed espressa nell’attuale pensiero femminista, DJARAH KAN  la descrive nell’articolo Io, mia madre e le alleanze per il femminismo: come si fa l’intersezionalità – Domani 8 marzo. 

“Mia madre non voleva che andassi a una assemblea femminista… L’assemblea fu enorme, rumorosa, traboccante di vita. Si parlava di donne migranti. Si citavano articoli, statistiche, teorie… A un certo punto una compagna chiese: «Dove sono le donne migranti? Come facciamo a rendere questo spazio meno bianco? Come ci avviciniamo alle nostre sorelle migranti?».

La domanda atterrò come un meteorite. Era vero: eravamo in poche, ed era stata proprio una donna socializzata come bianca a sollevare la questione… Non sapevo dove fossero le altre donne immigrate. Ma sapevo dov’era mia madre: a lavorare a nero, a casa di una donna bianca…  Io invece, per via di quell’assenza, per la prima volta riuscivo a vedere mia madre in tutta la sua potenza politica… riuscivo a dare un senso politico alle sue fatiche — alle mani legate dal permesso di soggiorno, dal lavoro precario, da una vita che non concedeva margini.

Non era in quella stanza. Eppure, nonostante non si definisse femminista, aveva dedicato tutta la sua vita e le energie che le avanzavano, alle donne della comunità…

Ricordo che in casa mia arrivavano spesso neonati. Rimanevano settimane, a volte mesi. Mia madre li teneva per conto di donne che non potevano — per i documenti, per il lavoro, per il rischio che gli assistenti sociali glieli togliessero. Traduceva documenti, spiegava come funzionavano i servizi, indirizzava le ragazze da medici amici degli immigrati.

Se una donna aveva bisogno di un aborto, lei che era contraria metteva da parte le sue convinzioni indirizzandole verso l’ambulatorio giusto. Se un marito alzava le mani, interveniva al meglio delle sue possibilità. Ricordo di una donna in fuga dal marito violento. Mia madre aprì le porte di casa con una naturalezza che si capiva essere il riflesso di un certo modo di stare al mondo. Il suo femminismo era una pratica così intensa e quotidiana che lei stessa non avrebbe saputo definirlo, tanto era normale per lei, fare quel che faceva.”

Quale nesso tra questo richiamo alle pratiche solidali, generose, paritarie e reciproche e l’offerta avanzata dalle BdT?  Ognuno può trovare la propria risposta e contribuire alla nostra Mission, al “nostro modo di stare al mondo”, arricchendola con le proprie azioni e domande.

mail diamocitempo@gmail.com

sito www.diamocitempo.it

  • Redazione

    Questo sito nasce come luogo di confronto, approfondimento, scambio, riflessione, sulle minacce dei tempi attuali: disuguaglianze, precarizzazione, disinformazione, digitalizzazione senza regole, distruzione ambientale. Abbiamo il fine di intraprendere percorsi tesi a fronteggiarle, a costruire società innovative basate sulla giustizia sociale e ambientale, inclusione, sostenibilità

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