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La Cura del Vero

Una Repubblica fondata sul Lavoro. Storia dell’Articolo 1

Primo Maggio 2026. “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. È questo il “biglietto da visita” della nostra Costituzione nel primo degli articoli che scolpiscono i suoi “principi fondamentali”. È una espressione entrata mille volte nelle nostre vite tanto che spesso la riascoltiamo senza riflettere. E invece vale la pena di soffermarsi su queste parole perché sono importanti, hanno una storia, una genealogia, un contesto che ne illumina il senso. La domanda giusta da porsi è: come si arrivò a quel “fondata sul lavoro”? Fu tutto pacifico, scontato?
Il punto è che si trattava di far emergere nella definizione stessa della Repubblica due valori identitari fondamentali: libertà e giustizia sociale. Occorreva poi trovare un compromesso fra liberali, cattolici e sinistra, le anime politiche della Costituente. L’obiettivo era evidenziare in modo indelebile la frattura non solo con il fascismo ma anche con le istituzioni monarchiche e gli equilibri sociali che lo avevano preceduto, sostenuto, accompagnato.
I nodi si sciolsero sabato 22 marzo del 1947 in una seduta appassionata e appassionante. La cronaca la potete rileggere integralmente qui (https://documenti.camera.it/_dati/Costituente/Lavori/Assemblea/sed072/sed072.pdf), ne vale veramente la pena. Se sul tema della libertà e dell’uguaglianza si trovò facilmente l’intesa sull’aggettivo democratica, più tormentata fu la decisione su come richiamare in una o due parole l’idea di giustizia sociale. Tutti convergevano su un punto: la chiave per rompere con un passato segnato da privilegi, nobiltà ereditaria, sfruttamento era valorizzare il lavoro inteso come diritto universale. Ma quali parole scegliere? Nel corso della discussione i comunisti, sostenuti in aula da socialisti e altre formazioni progressiste, proposero una formula che definiva l’Italia una “repubblica democratica dei lavoratori” ma questa soluzione apparve troppo classista agli occhi di liberali e del centro cattolico. Si andò al voto e l’emendamento comunista venne bocciato di misura: 466 votanti, 227 si, 239 no.

Erano comunque altri tempi rispetto agli attuali. Così si discuteva, ci si fronteggiava ma in un clima di rispetto reciproco e di collaborazione. Perciò alla fine, su proposta di due esponenti democristiani, si trovò una soluzione, si adottò la formula “fondata sul lavoro” e l’articolo uno venne approvato con 453 voti favorevoli e solo 62 contrari (compreso il secondo comma “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”). E diventa emozionante persino leggere il verbale che riferisce di tutta l’Assemblea e del pubblico in piedi, di vivissimi, prolungati, generali applausi, di grida Viva la Repubblica. Un seme di dignità sociale e speranza era stato piantato. Buon primo maggio a tutte e tutti, lavoratrici e lavoratori.

  • Roberto Reale

    Giornalista e scrittore. Caporedattore alla Rai del Veneto, successivamente vicedirettore della Testata Giornalistica Regionale, del Tg3 e di Rainews 24.
    Qui ha curato “Scenari l’Inchiesta Web”, settimanale di approfondimento sull’attualità che, per la prima volta in Italia, ha proposto in televisione un lavoro di indagine giornalistica a livello europeo/globale realizzato integralmente sui big data e gli archivi Web.
    Studia l’evoluzione tecnologica e i comportamenti dei media e gli effetti concreti che nuovi strumenti digitali hanno sulla società con particolare attenzione ai temi legati a cittadinanza e democrazia. Docente di Comunicazione e componente del Coordinamento Laboratorio La Cura del Vero
    Fra le sue Pubblicazioni:
    ° Non sparate ai giornalisti. Iraq: la guerra che ha cambiato il modo di raccontare la guerra,
    Roma, Nutrimenti, 2003.
    ° Ultime Notizie. Indagine sulla crisi dell’informazione in Occidente. I rischi per la
    democrazia , Roma, Nutrimenti, 2005.
    ° Doppi Giochi. Pechino 2008. Le altre Olimpiadi contro la censura, per i diritti umani,
    Trento Edizioni Stella 2008
    ° L’ecosistema informazione, senza cura per la verità la democrazia muore in AAVV La Passione per la Verità Franco Angeli 2020
    ° Aver cura del Vero Come informare e far crescere una società inclusiva
    Nuova Dimensione 2022

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