Dicevano che i giovani sono annichiliti dai social, chiusi nel privato, incapaci di pensarsi come soggetto collettivo. Dicevano che al massimo potevano partecipare a qualche manifestazione ma non contavano nulla perché tanto non sarebbero mai andati a votare. Ne hanno dette di cose quelli che ogni giorno sui media parlano e straparlano senza però mai ascoltare quanto accade nella società. Per alcuni è ormai una malattia incurabile, purtroppo.
Ma le cose, come tutti sappiamo, hanno avuto uno sviluppo diametralmente opposto a quanto i “sapientoni mediatici” sentenziavano.I giovani si sono recati alle urne in misura massiccia e hanno contribuito alla netta vittoria del No al Referendum del 22 e 23 marzo. Ad avere un ruolo decisivo sono state anche le donne e gli uomini che vivono nelle grandi città o nel Sud dell’Italia impoverito e minacciato dallo spopolamento. Esiste insomma una opinione pubblica completamente diversa da quella “fabbricata dagli opinionisti”, una “società civile” che quando si sente coinvolta partecipa e vuole dire la propria.
Da parte sua il Laboratorio La Cura del Vero è stato presente nel dibattito che ha preceduto il voto. Lo abbiamo fatto “a modo nostro” come soggetto culturale collettivo che si occupa di ricerca e informazione. Abbiamo pubblicato articoli e organizzato un Seminario online molto partecipato. Lì abbiamo parlato di Costituzione, equilibrio dei poteri ma anche di autoritarismo, giustizia sociale, persino di immaginazione, fondamentale per pensare un futuro (non dominato dagli algoritmi) in cui le persone possano riconoscersi.
Non ci andava bene che la “Casa di tutti”, le regole del gioco, venissero decise dal potere esecutivo e smettessero di essere “inclusive” per l’intera comunità.
Sono fra quelli che hanno una idea “genealogica” del sapere in rapporto al vivere sociale. E cosa vuol dire? Significa che di ogni evento bisogna fare una puntuale lettura, ricostruirne le dinamiche e i contesti, non dimenticarne mai le tappe, i passaggi. Il mio No (l’ho ripetuto cento volte) è nato dal fatto che la Riforma Meloni Nordio, approvata dal Governo il 29 maggio 2024, sia stata ratificata dal Parlamento senza modificare neanche una virgola. È così che si cambia una Costituzione? O la si vuole imporre come una sorta di rivincita storica sul 1948? C’è un altro elemento che a molti sfugge: i primi a chiedere il referendum sono stati i parlamentari della maggioranza. E perché l’hanno fatto, perché hanno “messo in discussione” quanto loro stessi avevano approvato in aula? Perché erano assolutamente certi che imponendo tempi stretti al voto popolare avrebbero ottenuto un Sì plebiscitario. Glielo garantivano pure i sondaggi con 20 o 30 punti di vantaggio. E poi invece cosa è successo? C’è stato un altro passaggio fondamentale. Senza avere il supporto di nessun partito e di nessuna grande organizzazione, poco prima di Natale, 15 giuriste/i (fra loro anche avvocati) hanno promosso una raccolta di firme per chiedere anch’essi il voto popolare ma stavolta dal basso, non “elargito” dall’alto e per di più su un quesito stavolta formulato in modo più chiaro. Un’impresa disperata? No, l’attiva speranza è una bussola che non deve abbandonarci mai. Durante le festività il passaparola online, insieme ad alcune autorevoli adesioni, ha compiuto il miracolo: sono state raccolte in pochi giorni 546mila firme, un segnale incontrovertibile di un popolo che voleva contare, dire la sua.
Le ragioni profonde del mio No le ho espresse. Altre e altri nel nostro Laboratorio ne hanno ovviamente di diverse, ogni persona pensa con la sua di testa. Ciò che ci accomuna è una idea di impegno civile come testimonianza, anche chi non è un soggetto politico ha il diritto/dovere di dire la propria sul futuro della comunità in cui vive. Essere consapevoli di questo è fondamentale perché l’alternativa è il silenzio e dunque la irrilevanza.
La Giustizia? Va riformata, resa un vero servizio per la cittadinanza con tutte le risorse necessarie. La legge? Deve restare uguale per tutti. La Costituzione? Va in primo luogo attuata in quei suoi principi fondamentali che parlano al nostro futuro molto più di molti dei protagonisti odierni del nostro dibattito pubblico. La democrazia? Trae nutrimento dalla partecipazione, non è elargizione graziosamente “concessa” dall’alto, ma conquista che va alimentata dal basso. Queste sono idee che oggi ci piace pensare siano condivise dai 15 milioni di italiane e italiani che hanno segnato il loro No sulla scheda. E anche da altri perché siamo sempre dentro un movimento, un cammino comune, le dinamiche della vita.
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Giornalista e scrittore. Caporedattore alla Rai del Veneto, successivamente vicedirettore della Testata Giornalistica Regionale, del Tg3 e di Rainews 24.
Qui ha curato “Scenari l’Inchiesta Web”, settimanale di approfondimento sull’attualità che, per la prima volta in Italia, ha proposto in televisione un lavoro di indagine giornalistica a livello europeo/globale realizzato integralmente sui big data e gli archivi Web.
Studia l’evoluzione tecnologica e i comportamenti dei media e gli effetti concreti che nuovi strumenti digitali hanno sulla società con particolare attenzione ai temi legati a cittadinanza e democrazia. Docente di Comunicazione e componente del Coordinamento Laboratorio La Cura del Vero
Fra le sue Pubblicazioni:
° Non sparate ai giornalisti. Iraq: la guerra che ha cambiato il modo di raccontare la guerra,
Roma, Nutrimenti, 2003.
° Ultime Notizie. Indagine sulla crisi dell’informazione in Occidente. I rischi per la
democrazia , Roma, Nutrimenti, 2005.
° Doppi Giochi. Pechino 2008. Le altre Olimpiadi contro la censura, per i diritti umani,
Trento Edizioni Stella 2008
° L’ecosistema informazione, senza cura per la verità la democrazia muore in AAVV La Passione per la Verità Franco Angeli 2020
° Aver cura del Vero Come informare e far crescere una società inclusiva
Nuova Dimensione 2022