Nel panorama accademico contemporaneo, sempre più orientato verso politiche neoliberiste, emerge una realtà in cui la competizione e il principio di meritocrazia sono presentati come valori fondamentali. Il sistema di ranking accademico, che valuta studentesse, studenti e dipartimenti sulla base di prestazioni standardizzate, crea una pressione costante verso l’eccellenza misurabile, spesso ignorando le circostanze personali e le difficoltà individuali. Le università premiano regolarmente i risultati migliori con riconoscimenti e borse di studio, favorendo un ambiente competitivo che può escludere chi non riesce a conformarsi ai rigidi standard di tempo e performance. Inoltre, l’enfasi su idee imprenditoriali, come parte delle politiche orientate al mercato, privilegia l’iniziativa individuale e la capacità di generare profitto, a discapito di un’educazione inclusiva e giusta. Questi elementi riflettono una tendenza a premiare chi già possiede risorse sufficienti per eccellere, piuttosto che garantire un contesto equo per tutti e tutte.
Tale sistema tende così a favorire chi parte da una posizione di vantaggio, creando un paradosso rispetto agli obiettivi di giustizia sociale e inclusione promossi dalle università stesse, come previsto dall’Agenda 2030.
Un esempio significativo riguarda studenti e studentesse con disabilità o condizioni di vulnerabilità che necessitano di periodi di studio prolungati e che spesso non riescono a rispettare le scadenze accademiche, richiedendo più tempo per prepararsi rispetto ai loro colleghi senza tali difficoltà. Le stesse normative vigenti, come il Decreto Ministeriale n. 270/2004 e la Legge n. 104/1992, prevedono misure compensative per garantire il diritto allo studio, tra cui l’estensione dei tempi per gli esami.
Tuttavia, le difficoltà a prepararsi adeguatamente per gli esami a causa di materiali didattici non accessibili e la necessità di tempi aggiuntivi per la preparazione contribuiscono a una condizione di disuguaglianza degli studenti e studentesse con disabilità rispetto ai lori pari senza difficoltà. Inoltre, come sottolineato dalla letteratura internazionale, i pregiudizi di docenti e personale accademico, possono amplificare queste difficoltà (Carballo & Cotán, 2024). Gli stereotipi e le aspettative infondate possono influenzare negativamente i supporti forniti, rendendo ancora più arduo il percorso per chi già affronta ostacoli significativi (Rene’LeBlanc, 2024). La politica di premiazione basata sul tempo crea un’ineguaglianza automatica per chi non riesce a superare i limiti temporali imposti, configurando una forma di discriminazione nei contesti universitari.
Questo esempio mette in luce il paradosso insito nel concetto di meritocrazia, soprattutto in quei contesti che, almeno formalmente, aderiscono a programmi nazionali e internazionali volti alla promozione di inclusione e sostenibilità. La meritocrazia, infatti, dovrebbe premiare il merito e l’impegno individuale. Tuttavia, in pratica, essa spesso ignora le disuguaglianze di partenza. Gli studenti e le studentesse che devono affrontare ostacoli significativi, come una menomazione o disabilità, si trovano a dover impiegare più tempo per completare i propri studi a causa di necessità particolari. Queste possono includere la conversione dei materiali didattici in formati accessibili, la necessità di assistenza personale durante le lezioni, l’accesso limitato a risorse fisiche o digitali, o la partecipazione a programmi di supporto psicologico o a gruppi volti ad incrementare strategie di studio in relazione a difficoltà di apprendimento. Inoltre, gli studenti e studentesse che devono conciliare lo studio con responsabilità familiari o economiche, come la cura di persone care non auto sufficienti o l’obbligo di lavorare per sostenersi, possono trovarsi in una posizione di svantaggio rispetto a chi non affronta sfide similari.
Nello specifico lo svantaggio legato alle tempistiche imposte non è contemplato nella politica di premiazione dell’università, che di conseguenza esclude questi studenti e studentesse da un riconoscimento meritocratico equo.
Eppure, le università, attraverso l’Agenda 2030 sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, si impegnano a promuovere un’educazione inclusiva e di qualità, accessibile a tutti (obiettivo 4 e obiettivo 10). Questo impegno include la promozione dell’uguaglianza e dell’inclusione sociale. Tuttavia, le politiche che premiano solo chi completa gli studi entro i tempi prestabiliti contraddicono tali principi. In particolare, tali politiche ignorano la realtà di chi si trova in posizioni svantaggiate fin dall’inizio, evidenziando un’incoerenza tra le dichiarazioni di intenti e le pratiche concrete delle istituzioni accademiche.
Per garantire un sistema universitario realmente equo e inclusivo, è essenziale che le istituzioni accademiche riconoscano e affrontino le disuguaglianze non solo con misure compensative, ma anche con un cambiamento culturale profondo. È cruciale modificare le politiche esistenti e sensibilizzare il personale universitario affinché tutte le voci, indipendentemente dalle circostanze, siano ascoltate e rispettate. Solo così sarà possibile costruire un’università che non sia solo un luogo di eccellenza accademica, ma anche un faro di giustizia sociale, inclusione e umanità.
Carballo, R., & Cotán, A. (2024). Inclusive Pedagogy at University: Faculty Members’ Motivations. Sustainability, 16(11), 4588.
Rene’LeBlanc, T. (2024). Developmental Literacy Educators’ Conceptualizations of and Attitudes Toward Hidden Disabilities (Doctoral dissertation, Texas State University-San Marcos).
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Psicologa-psicoterapeuta perfezionata in Psicologia dell'orientamento alle scelte scolastico-professionali e ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell'Università di Padova. Docente di "Psicologia dell'inclusione e della sostenibilità sociale" e di "Career Counselling e orientamento professionale in contesto multiculturale". Dal 2009 collabora con il Laboratorio La.R.I.O.S. all'organizzazione e all'attuazione di progetti di orientamento, e alla realizzazione di ricerche relative al tema delle vulnerabilità, dell'orientamento e dell'inclusione lavorativa. È membro del comitato direttivo del Laboratorio La.R.I.O.S., vicepresidente della Società Italiana di Orientamento (SIO) ed è membro dell'Advisory Board dell'International Journal for Educational and Vocational Guidance. Attualmente è coordinatrice del progetto europeo Equi-T (sistema europeo di sviluppo della qualità per l'educazione inclusiva e la formazione degli insegnanti).