Come di consueto, molto probabilmente le edizioni dei principali telegiornali di oggi celebreranno la festa dell’Epifania con questa accattivante notizia: “Anche quest’anno la Befana è arrivata con il suo sacco pieno di doni e ammonimenti”. E poi una sequela di interviste ai passanti per le vie del centro, due battute tra gli sciatori sulle Dolomiti e infine il menu dei ristoranti per l’ultimo giorno di festa.
Oppure, in omaggio alla tradizione d’Oltretevere, sentiremmo la storia dei Re Magi, che giunsero a Betlemme recando doni al neonato divino seguendo la cometa. Seguirebbero presepi viventi, monumentali, spiritosi, con gli immancabili dromedari e cammelli sotto palme di cartone. Fin qui fede e leggenda s’intreccerebbero nell’esaltazione dell’ovvio nel più consolatorio dei modi. Tutto va bene, madama la marchesa!
Ma noi siamo soltanto un piccolo giornale online. A noi la Befana non ha portato doni, ma una notizia che conferma una tendenza strutturale della nostra società. Ce la fornisce lo “High pay centre”, che fissa al 6 gennaio il “Fat Cat Day”, il giorno del gatto grasso. Che cosa significa?
Il centro studi britannico, un think-tank indipendente che focalizza le proprie ricerche sull’ineguaglianza economica che affligge la vita di tutti i cittadini del Regno Unito, ha misurato un dato formidabile: nei primi sei giorni dell’anno – in media – i CEO delle prime cento società quotate nell’indice di borsa FTSE hanno già guadagnato quello che un lavoratore comune a tempo pieno guadagnerà nel corso dell’intero anno appena iniziato. L’ “ora X” scatterà proprio a mezzogiorno del 6 gennaio.
Numeri che fanno paura
In base ai dati raccolti nel 2025, lo stipendio mediano di un CEO del FTSE 100 ammontava a 4,4 milioni di sterline (escluse le pensioni): 113 volte lo stipendio mediano di un lavoratore a tempo pieno, che è pari a circa 39mila sterline.
Epifania, sì. Ma dell’ingiustizia
La Befana, insomma, porta sulle sue vecchie spalle un sacco pieno di ingiustizie. Con buona pace di chi non considera degne di nota queste macroscopiche sproporzioni, frutto di un sistema economico distorto e malato e di un sistema politico che – anziché affrontare il problema in nome del bene comune – se ne giova per coltivare i propri affari e i più spropositati sogni di gloria. Capita ovunque, non solo nel regno di Carlo III, questo è sicuro.
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Stefano Lamorgese (Roma, 1966) è un giornalista di formazione umanistica. Alla Rai dal 1990, ha lavorato per TG3, Rai International, Rai2 e Rainews24. Dal 2017 fa parte della redazione di Report/Rai3. Ha insegnato linguaggi multimediali e cultura digitale presso le università di Urbino, Ferrara e Perugia. È Vicepresidente dell'Associazione Amici di Roberto Morrione, che promuove dal 2011 il Premio giornalistico omonimo, dedicato agli Under30. Storico per passione, ha pubblicato con NewtonCompton "I signori di Roma" (2015).