La Cura del Vero

Al cuore della democrazia. Partecipazione tra storia e futuro

Nel teso della canzone “Libertà” Giorgio Gaber cantava” Vorrei essere libero, libero come un uomo. Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia”.
Il ritornello della canzone esprime un’idea apparentemente semplice e chiara: “Libertà è partecipazione”. Questo il messaggio che un coro di circa 6000 persone ha intonato alla 50ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si è svolta dal 3 al 7 luglio 2024 a Trieste, con il tema “Al cuore della democrazia. Partecipazione tra storia e futuro”.
Le giornate sono state caratterizzate da numerosi incontri, dibattiti e laboratori di partecipazione distribuiti in vari luoghi di Trieste e le principali piazze della città. Particolare attenzione è stata posta sulle “Piazze della Democrazia” e sui “Villaggi delle Buone Pratiche”, che hanno ospitato 150 esperienze significative di partecipazione civile e sociale.
L’evento ha visto la partecipazione di circa 1500 delegati, tra cui rappresentanti delle diocesi, movimenti laicali, scuole di formazione socio-politica e giovani della Consulta.

Video della cerimonia di apertura: https://www.play2000.it/detail/260?episode_id=5396&season_id=235

L’evento è stato inaugurato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha sottolineato l’importanza della democrazia “parola di uso comune, anche nella sua declinazione come aggettivo”, che suggerisce un valore. “Le dittature del Novecento l’hanno identificata come un nemico da battere. Gli uomini liberi ne hanno fatto una bandiera. Insieme una conquista e una speranza che, a volte, si cerca, in modo spregiudicato, di mortificare ponendone il nome a sostegno di tesi di parte”.
Il Presidente ha affermato come una democrazia senz’anima è destinata a implodere, non per gli aspetti formali naturalmente, bensì per i contenuti valoriali venuti meno. Ha così messo in guardia i cittadini sull’assolutismo di Stato, affermando che la democrazia deve rispettare le “regole del gioco” e tutelare le minoranze, esprimendo una chiara preoccupazione per la proposta di presidenzialismo, ed evidenziandone i rischi che essa comporta per la democrazia.
Ha anche ricordato il concetto di “democrazia sostanziale” di Giuseppe Dossetti, che implica un accesso reale del popolo non solo al potere politico, ma anche a quello economico e sociale, affermando che il bene comune non è solo l’interesse della maggioranza, ma il bene di tutti e di ciascuno. Infine, Mattarella ha enfatizzato l’importanza di “alfabetizzare” alla democrazia, sostenendo che è una responsabilità di tutti, non solo di chi detiene il potere, ma anche dei cittadini comuni, per evitare che ci siano “analfabeti di democrazia” in una società sempre più complessa e tecnologica.
La cerimonia di apertura ha visto anche gli interventi del Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), Monsignor Luigi Renna, Presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore, ed Elena Granata, vicepresidente del Comitato organizzatore.
Il Cardinale Zuppi ha sottolineato l’importanza del “noi” nella democrazia, concetto pluralista che si oppone all’individualismo e ai populismi, esortando la Chiesa e la società a costruire inclusione e convivenza, rivolgendo un incoraggiamento a chi si sente escluso o sfiduciato. Il cardinale ha richiamato l’attenzione sulle principali sfide che l’Italia sta affrontando e che possono incrementare gli antagonismi al processo democratico: l’inverno demografico, le disuguaglianze crescenti, l’abbandono scolastico e la disaffezione verso la partecipazione, la povertà assoluta, l’accoglienza dei migranti, il caporalato, la transizione ecologica, la solitudine, la mancanza di spazi per i giovani e l’aumento della conflittualità sociale.
Il Cardinale Luigi Renna ha posto l’accento su vari temi centrali per il futuro dell’Italia e della democrazia. Ha richiamato l’importanza di una politica buona, basata su dialogo sociale e amicizia, come descritto nell’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco. Renna ha evidenziato la necessità di superare il populismo e rafforzare la partecipazione democratica, affrontando temi come lavoro, diritti, migrazioni, ecologia integrale ed economia umana. Ha ribadito l’importanza del protagonismo dei cittadini, definiti “poeti sociali” e “seminatori di cambiamento” da Papa Francesco, e l’essenzialità di riconoscere e valorizzare le nuove forme di partecipazione civica e responsabilità sociale.
Infine, Elena Granata, ha sottolineato che «la partecipazione non potrà più avvenire nelle forme del passato. Partecipare non potrà essere solo prendere parte, ma dovrà diventare un’occasione per portare il proprio contributo». Riferendosi a due anniversari di quest’anno — quello di Franco Basaglia, medico e psichiatra, e quello di Danilo Dolci, pedagogista, Granata ha evidenziato che «le loro storie ci dicono quanto possa essere rivoluzionario il modo in cui guardiamo agli altri e a noi stessi. Ciascuno cresce solo se sognato, diceva Danilo Dolci. Da vicino nessuno è normale, diceva Franco Basaglia. Entrambi ci hanno insegnato il potere dello sguardo, e quanto sia importante saper coinvolgere: che vuol dire chiamare in causa, scomodare, attivare, saper dare inizio. Non solo fare noi ma saper coinvolgere, lasciar fare anche agli altri, motivandoli. E poi saper riconoscere: se le persone non si sentono riconosciute nel loro valore e nelle loro differenze non partecipano».
Durante l’assemblea del 4 Luglio Michele Nicoletti dell’Università degli studi di Trento ha tenuto un intervento dal titolo “Amare la democrazia nelle sfide del presente”, durante il quale si è interrogato sulle strade percorribili per una ricostruzione della democrazia. Anzitutto, ha affermato il filosofo dell’Università di Trento, occorre “ricostruire il soggetto democratico. Se l’esperienza dell’oggi è quella di un diffuso senso di insicurezza, legata a un sentimento di spossessamento di sé, di essere nelle mani di altri, di un essere espropriati delle proprie radici, del proprio futuro, della propria identità, è facile la tentazione di voler offrire protezione a basso prezzo. La gente si sente insicura, dunque il nostro compito è proteggerla. Nessuno nega la necessità di proteggere i più deboli dal prevalere della violenza e dello sfruttamento, ma la ricostruzione del soggetto democratico si basa su un movimento opposto, ossia il rafforzamento del proprio potere di governo di sé, la capacità di pensare con la propria testa”. Nicoletti ha sottolineato il bisogno di ascoltare le necessità e le sofferenze, di essere “avvocati difensori di coloro i cui diritti sono violati, la cui umanità è offesa”. A questi bisogni il Professore risponde proponendo come strumento la rivitalizzazione delle amministrazioni locali per ridare vita alla dimensione deliberativa della democrazia, intesa “come spazio di discussione reale e di decisione che si sta atrofizzando schiacciata da un lato dal prevalere della tecnocrazia dall’altro dall’invadenza della vuota chiacchiera”, richiamando in causa l’articolo 49 della Costituzione.
Infine, il docente ha posto l’enfasi sulla sfida di una democrazia internazionale, non violenta e “riparativa”, che dia voce a chi non ha nessuno che si faccia interprete delle sue istanze: di persone invisibili o sommerse o anche di realtà naturali che hanno bisogno del nostro ascolto e della nostra cura per poter sopravvivere.
A seguire Annalisa Caputo, docente dell’Università di Bari, nel suo intervento “In prima persona: abitare e costruire la casa comune della democrazia” ha sottolineato come è possibile “tenere insieme bene individuale e bene comune” sforzandosi di collocarci “in una tensione che si muove tra prima persona singolare e quella plurale”. La riflessione della docente si è sviluppata seguendo il pensiero del filosofo francese Paul Ricœu e ha cercato di spiegare la “tensione del desiderio” nel voler costruire “una vita felice con e per gli altri, all’interno di istituzioni giuste e sempre più democratiche”. Oggi, ha sottolineato, “abbiamo perso il senso del noi e il livello comunitario del racconto, abbiamo perso il gusto della partecipazione perché non ci rendiamo più conto di essere parte di una storia più grande”. Per questo bisogna farsi interpreti della “partecipazione alla tessitura”, perché “ognuno di noi è un filo di una trama da intessere”. Dalla “tessitura della propria storia” si deve passare “alla trama del noi” per raggiungere l’“intreccio comunitario”: “Partecipare – ha affermato – significa mettere il proprio filo in un disegno comune ed essere convinti che insieme e diversi è più bello”.
Nell’assemblea del 5 Luglio Mara Gorli, docente di Psicologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nella sua presentazione “La democrazia del Noi: per una nuova grammatica della collaborazione”, ha trattato il tema del Noi e dei processi di collaborazione. Ha sottolineato l’importanza della responsività insita nel NOI, per poter restare in ascolto, adattarsi e gestire cambiamenti. La docente ha indicato sei attenzioni per “riportare fiducia alle relazioni sociali”. Innanzitutto “le persone collaborano se pensate come soggetti e non come individui”; poi bisogna “concentrare lo sguardo sulla followership e non sulla leadership”; è necessario inoltre “valorizzare il capitale sociale, curando quell’insieme di relazioni e reti che creano collante” sapendo “aprirsi all’esterno per non chiudere il gruppo in rifugi autocelebrativi” al cui interno si genererebbero “dinamiche competitive”. Un altro punto essenziale è “prestare attenzione alla narrazione di situazioni e processi, sapendo che nel mondo di oggi la narrazione è decisiva sia per aprire scenari di diffidenza sia per quelli di curiosità e fiducia”; per questo non basta “raccontare le buone pratiche” ma va pensato “come raccontarle”, “nella consapevolezza di portare valori controcorrente”. Fondamentale “nei processi collaborazione” e “scambiare più informazione e conoscenza, rafforzare la coesione nell’agire ‘tra’ e ‘inter’ portando l’ascolto porta a porta, attraversando i confini, stando sul confine, alimentando i dialoghi intergenerazionali, immaginando nuove identità in dialogo, valorizzando l’autenticità e la vulnerabilità”. Infine, serve “intraprendere e sviluppare processi di riflessività critica” che “aiutino a mettere in discussione i propri assunti e le proprie rappresentazioni, capovolgendo – se possibile – gli immaginari e tornando ad un nuovo pensabile e desiderabile”. Nella sua sollecitazione conclusiva la docente ci esorta a “restare nell’umiltà nella domanda aperta, nella curiosità del periodo ipotetico: ‘E se non fosse come ho sempre guardato…?’, ‘E se avessi ragione tu…?’, ‘E se immaginassi qualcosa d’altro…?’”.
Infine, Filippo Pizzolato, docente dell’Università degli studi di Padova ha posto l’accento sulle riforme istituzionali. “Si sta andando nella direzione sbagliata, con una accentuazione della delega, con la verticalizzazione dei rapporti. E così dove vanno a finire la partecipazione dal basso e il protagonismo dei cittadini?” Pizzolato contesta anche il fatto che si parli di riforme costituzionali “dividendo in due la Carta, scindendo la prima parte, quella dei principi, dalla seconda parte”, venendo meno la coerenza tra principi e organizzazione istituzionale.
Il giurista sottolinea inoltre come “in democrazia è vitale anche la dimensione conflittuale della partecipazione”, citando, come esempi, l’impegno dei giovani per la difesa dell’ambiente e quello per la pace. Segue un affondo sull’Unione Europea prima della conclusione, segnalando come “la partecipazione popolare è essenziale perché assegna alla democrazia una capacità rigenerativa, oggi più necessaria che mai”.

Ha concluso gli eventi della settimana Papa Francesco, celebrando la Messa in piazza Unità d’Italia e sottolineando l’importanza della fraternità e del dialogo sociale come pilastri di una buona politica e di una partecipazione democratica autentica.
Papa Francesco ha ripercorso la storia delle settime sociali, ricordando Giuseppe Toniolo, che ha dato avvio all’iniziativa nel 1907. Toniolo affermava che la democrazia si può definire «quell’ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo nell’ultimo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori». Il Papa afferma che “Alla luce di questa definizione, è evidente che nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità, non gode di buona salute. Questo ci interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo”.
A partire dall’immagine scelta come simbolo della settimana, Papa Francesco propone due riflessioni. Nella prima si fa riferimento alla crisi della democrazia come un cuore ferito. “Ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre. La cultura dello scarto disegna una città dove non c’è posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne, i giovani, i vecchi. Il potere diventa autoreferenziale, incapace di ascolto e di servizio alle persone. Aldo Moro ricordava che «uno Stato non è veramente democratico se non è al servizio dell’uomo, se non ha come fine supremo la dignità, la libertà, l’autonomia della persona umana, se non è rispettoso di quelle formazioni sociali nelle quali la persona umana liberamente si svolge e nelle quali essa integra la propria personalità». La parola stessa “democrazia” non coincide semplicemente con il voto del popolo ed il Papa esprime preoccupazione rispetto ai tassi di astensionismo delle ultime elezioni, sottolineando come “ la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va “allenata”, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche…A tale scopo rimangono fecondi i principi di solidarietà e sussidiarietà. Infatti un popolo si tiene insieme per i legami che lo costituiscono, e i legami si rafforzano quando ciascuno è valorizzato. Ogni persona ha un valore; ogni persona è importante. La democrazia richiede sempre il passaggio dal parteggiare al partecipare, dal “fare il tifo” al dialogare. «.. Una società umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se la loro efficienza sarà poco rilevante». Tutti devono sentirsi parte di un progetto di comunità; nessuno deve sentirsi inutile. L’ assistenzialismo, soltanto così, è nemico della democrazia, è nemico dell’amore al prossimo. E certe forme di assistenzialismo che non riconoscono la dignità delle persone sono ipocrisia sociale. E cosa c’è dietro questo prendere distanze dalla realtà sociale? C’è l’ indifferenza, e l’indifferenza è un cancro della democrazia, un non partecipare.”
La seconda riflessione è un incoraggiamento a partecipare, affinché la democrazia assomigli a un cuore risanato. “E per questo occorre esercitare la creatività. … Persino nei campi dell’economia, della ideologia, della politica, della società. Pensiamo a chi ha fatto spazio all’interno di un’attività economica a persone con disabilità; ai lavoratori che hanno rinunciato a un loro diritto per impedire il licenziamento di altri; alle comunità energetiche rinnovabili che promuovono l’ecologia integrale, facendosi carico anche delle famiglie in povertà energetica; agli amministratori che favoriscono la natalità, il lavoro, la scuola, i servizi educativi, le case accessibili, la mobilità per tutti, l’integrazione dei migranti. Tutte queste cose non entrano in una politica senza partecipazione. Il cuore della politica è fare partecipe. E queste sono le cose che fa la partecipazione, un prendersi cura del tutto.”
Riprendendo il costrutto del coraggio di pensarsi come popolo e non come somma di singoli individui, Papa Francesco afferma che “Una democrazia dal cuore risanato continua a coltivare sogni per il futuro, mette in gioco, chiama al coinvolgimento personale e comunitario. Sognare il futuro. Non avere paura. Non lasciamoci ingannare dalle soluzioni facili. Appassioniamoci invece al bene comune. Ci spetta il compito di non manipolare la parola democrazia né di deformarla con titoli vuoti di contenuto, capaci di giustificare qualsiasi azione. La democrazia non è una scatola vuota, ma è legata ai valori della persona, della fraternità e anche dell’ecologia integrale…Ciò significa non tanto di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico. Abbiamo qualcosa da dire, ma non per difendere privilegi. No. Dobbiamo essere voce, voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce. … Questo è l’amore politico, che non si accontenta di curare gli effetti ma cerca di affrontare le cause… uscire dalle polarizzazioni, queste polarizzazioni che immiseriscono e non aiutano a capire e affrontare le sfide. Formiamoci a questo amore, per metterlo in circolo in un mondo che è a corto di passione civile”.
Sull’esempio di La Pira il Papa richiama i cittadini alla capacità “organizzare la speranza” prevedendo luoghi di confronto e di dialogo e favorire sinergie per il bene comune, certi che il “tempo è superiore allo spazio”.
Ciò significa “scommettere sul tempo”, avere il coraggio di avviare processi.

  • Sara Santilli

    Psicologa-psicoterapeuta perfezionata in Psicologia dell'orientamento alle scelte scolastico-professionali e ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell'Università di Padova. Docente di "Psicologia dell'inclusione e della sostenibilità sociale" e di "Career Counselling e orientamento professionale in contesto multiculturale". Dal 2009 collabora con il Laboratorio La.R.I.O.S. all'organizzazione e all'attuazione di progetti di orientamento, e alla realizzazione di ricerche relative al tema delle vulnerabilità, dell'orientamento e dell'inclusione lavorativa. È membro del comitato direttivo del Laboratorio La.R.I.O.S., vicepresidente della Società Italiana di Orientamento (SIO) ed è membro dell'Advisory Board dell'International Journal for Educational and Vocational Guidance. Attualmente è coordinatrice del progetto europeo Equi-T (sistema europeo di sviluppo della qualità per l'educazione inclusiva e la formazione degli insegnanti).

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