A cura di Sandro Ferretto e Sara Santilli
Il teatro, come dimostrato dallo spettacolo “M.A.N.E.B.A. – Minori A nessuno e Ben accompagnati,” può andare ben oltre la semplice rappresentazione artistica, diventando un potente strumento di consapevolezza sociale. Lo spettacolo, presentato il 10 agosto presso il centro parrocchiale di San Bellino a Padova, ha offerto una riflessione profonda sulle dinamiche migratorie, mettendo in luce storie spesso ignorate.
Nove giovani provenienti da paesi come Kosovo, Afghanistan, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali e Gambia hanno condiviso non solo le loro abilità teatrali, ma anche frammenti delle loro vite, segnate da viaggi difficili e dalla speranza di un futuro migliore.
Questi ragazzi, ospiti di un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) per minori stranieri non accompagnati gestito dalla Cooperativa Levante in convenzione con la Prefettura di Padova, hanno trovato nel teatro uno spazio di espressione dove poter dar voce alle proprie esperienze, sogni e sfide quotidiane. La loro presenza sul palco ha messo in evidenza le difficoltà che incontrano come persone con storia di migrazione, ma anche la ricchezza delle loro personalità e aspirazioni.
Durante lo spettacolo, hanno affrontato con coraggio le barriere sociali e culturali che li accompagnano quotidianamente, come il sentirsi vittime di pregiudizi e discriminazioni. Hanno mostrato come la loro realtà sia spesso ridotta a quella di manodopera sfruttata, priva di diritti e dignità, nonostante i loro interessi e le loro passioni che spaziano dallo sport alla musica e al ballo.
Un elemento di riflessione centrale è stato introdotto dall’educatore Sandro Ferretto, coordinatore educativo del Cas, che ha raccontato la storia del Burkina Faso dove una povera gallina se ne va in giro a beccare per terra, tutti la guardano con supponenza per i suoi gesti ripetitivi, buffi. In realtà sta solo cercando un ago per restituirlo all’aquila che glielo aveva prestato. Lo fa con ossessione solo per proteggere i suoi pulcini perché ogni volta che l’aquila le fa visita se non restituisce l’ago… rapisce un pulcino. Una metafora potente della condizione di molti migranti, che ricevono sguardi di giudizio, di pregiudizio e di paura. Come la povera gallina, anche questi ragazzi vengono giudicati, considerati un problema, un pericolo.
Questo spettacolo ci ricorda che la migrazione non è solo una questione individuale di adattamento o di ricerca di una vita migliore. In un’epoca segnata dall’antropocene, il numero di migranti è destinato a crescere. Come evidenziato da studiosi e ricercatori come Noam Chomsky, le migrazioni non sono fenomeni isolati, ma il risultato di decenni, se non secoli, di politiche scellerate che hanno destabilizzato intere regioni del mondo. Interventi militari, dittature instillate e sostenute dall’Occidente, crisi economiche e cambiamenti climatici hanno contribuito a creare un mondo in cui sempre più persone sono costrette a lasciare le proprie terre d’origine in cerca di sicurezza e dignità. In questo contesto, il numero di migranti non può che aumentare. Tuttavia, le risposte delle società occidentali sono spesso inadeguate, preferendo erigere barriere e cercare capri espiatori piuttosto che affrontare le reali cause del fenomeno.
Questi fenomeni richiedono non solo soluzioni logistiche, ma anche un profondo ripensamento delle nostre responsabilità collettive. Le barriere che erigiamo per tenere fuori i migranti riflettono un sistema che preferisce ignorare le proprie colpe piuttosto che affrontarle, e li lascia spesso costretti a vivere nell’illegalità e senza diritti.
In questa narrazione, è cruciale anche il ruolo degli operatori/ operatrici, ed educatori/educatrici che lavorano con le persone ai margini, come quelle con storie di migrazione. Spesso invisibili o demonizzati, le loro azioni professionali rappresentano un atto di resistenza contro un sistema che arranca a che cercare soluzioni giuste e sostenibili.
Lo spettacolo “M.A.N.E.B.A.” non è solo un invito alla riflessione, ma un appello all’azione. Ci esorta a guardare al futuro con maggiore consapevolezza e umanità, riconoscendo la complessità del fenomeno. Solo così potremo costruire una società che, invece di chiudere le porte, sappia accogliere, riconoscendo la nostra parte di responsabilità e agendo per un cambiamento reale.
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Psicologa-psicoterapeuta perfezionata in Psicologia dell'orientamento alle scelte scolastico-professionali e ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell'Università di Padova. Docente di "Psicologia dell'inclusione e della sostenibilità sociale" e di "Career Counselling e orientamento professionale in contesto multiculturale". Dal 2009 collabora con il Laboratorio La.R.I.O.S. all'organizzazione e all'attuazione di progetti di orientamento, e alla realizzazione di ricerche relative al tema delle vulnerabilità, dell'orientamento e dell'inclusione lavorativa. È membro del comitato direttivo del Laboratorio La.R.I.O.S., vicepresidente della Società Italiana di Orientamento (SIO) ed è membro dell'Advisory Board dell'International Journal for Educational and Vocational Guidance. Attualmente è coordinatrice del progetto europeo Equi-T (sistema europeo di sviluppo della qualità per l'educazione inclusiva e la formazione degli insegnanti).