Una sera d’estate a parlar di Palestina

Carla Tonin e Luca Di Lorenzo
La rassegna CinemaUno Estate al Bastione Moro II ha visto lo scorso 18 luglio una grandissima partecipazione di pubblico per la visione del film “Gaza Mon Amour”, preceduta dalla testimonianza di Alaa al Dali, capitano del team di paraciclisti Gaza Sunbirds e di Abu Ali, suo allenatore e supporter.
Dopo l’introduzione del Presidente del C.U.C. CinemaUno Luca Di Lorenzo, la dott.ssa Carla Tonin ha porto il benvenuto da parte del Centro di Ateneo per i diritti umani “Antonio Papisca” dell’Università degli Studi di Padova, che da oltre 40 anni si impegna sui temi della formazione, ricerca e disseminazione in materia di Diritti Umani, Democrazia, Pace, Inclusione.
Supportato da un interprete, Alaa al Dali, già ciclista professionista affermato nel panorama palestinese, ha raccontato come durante la sua partecipazione alla Marcia pacifica del Ritorno[1] lungo la linea di separazione tra Gaza e Israele (nel 2018) sia stato colpito insieme a molti altri partecipanti dai proiettili israeliani, subendo l’amputazione della gamba destra.
Nel 2019 è riuscito a riunire altre 19 persone che avevano subito simili mutilazioni e a fondare i Gaza Sunbirds, un team di paraciclismo, con l’ambizione di rappresentare la Palestina ai Giochi Paralimpici del 2024. Insieme hanno lavorato sodo, nonostante il percorso di allenamento non abbia potuto superare la lunghezza della striscia, piena di insidie e di macerie anche prima dei drammatici fatti del 7 Ottobre 2023.
Da quel momento i Gaza Sunbirds lanciano un crowdfunding per poter comprare – e distribuire – generi di prima necessità: cibo, medicinali e tutto ciò che può servire, iniziativa che riscuote un successo incredibile. Non hanno però mai smesso di coltivare il sogno della partecipazione alle gare di qualificazione previste a maggio 2024 in Belgio e in Italia, paesi che hanno sospeso la possibilità di ottenere il visto con procedura Online dalla striscia di Gaza. Con il supporto dell’associazionismo internazionale riescono ad ottenere dall’Egitto prima il visto per il Belgio e poi per l’Italia e il Kazakistan per qualificarsi ai Giochi paralimpici. Solo Alaa e il team coach proseguiranno il sogno paralimpico, gli altri componenti il team hanno deciso di tornare in Patria.
Questo viaggio è stato finanziato da Amos Trust e supportato da ACS Italia, presente alla serata con Gaza Sunbirds, Polisportiva SanPrecario e Ya Basta! Êdî bese!
L’emozionante condivisione di questa testimonianza ha commosso la platea che ha toccato con mano come questi atleti, nonostante tutto, credano in un domani migliore e nella funzione unificante dello sport.
Si è passati poi alla visione del film “Gaza Mon Amour” dei fratelli Nasser, presentato nel 2020 alla sezione Orizzonti della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ed inedito in Italia, che ha cercato di offrire uno sguardo sulla vita quotidiana di questa piccola striscia di terra. Un luogo strano, in cui le situazioni più semplici possono rivelarsi estremamente complicate. Tratto dalla storia vera di un pescatore che nel 2013 trasse dal mare una statua di Apollo, il protagonista Issa, sebbene alle prese con la situazione cupa e sconfortante del contesto, vede la vita sotto una luce diversa. Senza curarsi delle tradizioni conservatrici del suo Paese, della sua età e degli infiniti problemi politici, Issa è un romantico e difende il suo diritto di amare. Ma al di là della storia sentimentale, il film evidenzia anche i problemi nella striscia, sia da parte israeliana che di Hamas, i cui poliziotti e dirigenti si dimostrano interessati solo ad indagare il pescatore e a quantificare il valore della statua ritrovata per poterla poi vendere. La televisione sullo sfondo assume un ruolo primario, mostrandoci soap operas arabe e denunciando il disinteresse dei vertici nei confronti della sofferenza del popolo. Un popolo che si divide tra chi è ciecamente ortodosso ed afferma che definire Apollo una divinità è un peccato, chi cerca di andarsene e chi, come Issa, ricorda il mare di quando era giovane. Quando cioè non era ancora un mare di soli 5 chilometri.
Pur essendo girato in Giordania e in Portogallo, il film rende vivido il senso di una comunità dove i bombardamenti da parte dell’aviazione israeliana sono un fatto della vita quotidiana e in cui molti sognano di fuggire in Europa.
Alaa al Dali dopo la visione del film ha raccontato come la serata padovana ha rappresentato per lui anche la prima opportunità di assistere alla proiezione di un film, vista la chiusura di tutte le sale cinematografiche nella striscia dal 1987. Salutando il pubblico, ha ricordato che l’ambito sportivo è l’unico ambiente in cui la Palestina viene riconosciuta ufficialmente, l’unico modo per portare la loro bandiera sulla scena internazionale.
[1] Si tratta di manifestazioni per invocare il ritorno delle famiglie palestinesi alle loro case sottratte settant’anni prima, nel 1948.
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